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Finlogic – Questione di etichetta (e non solo)

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L’AZIENDA DI ACQUAVIVA DELLE FONTI, FONDATA DA VINCENZO BATTISTA E QUOTATA IN BORSA, CRESCE A DOPPIA CIFRA ANCHE NEL 2020. E CONTINUA A FARE SHOPPING IN ITALIA E ALL’ESTERO. L’AMMINISTRATORE DELEGATO DINO NATALE RACCONTA COME QUESTA PICCOLA REALTÀ DI PROVINCIA È DIVENTATA UN PLAYER NAZIONALE DI PRIMO PIANO

C’è un’azienda pugliese che non sembra conoscere crisi e continua a crescere a doppia cifra, anno dopo anno, facendo shopping di aziende italiane, e tra poco anche estere, per rafforzarsi e continuare a crescere. È la Finlogic di Acquaviva delle Fonti, stampa etichette autoadesive e commercializza macchine per l’identificazione automatica dei prodotti. È stata fondata da Vincenzo Battista, che oggi ne è ancora socio di maggioranza. Sua l’intuizione che probabilmente ha permesso una crescita inimmaginabile: quella di affidarsi ad un manager, Dino Natale, 42 anni, laureato in Economia e commercio, oggi presidente e amministratore delegato dell’azienda quotatasi in Borsa nel 2017.
Finlogic è sicuramente uno dei player italiani più grandi del settore, ma l’unico ad avere un business-model misto: i suoi concorrenti o producono etichette o vendono tecnologia. L’azienda pugliese invece fa entrambe le cose, e questo vuol dire offrire al cliente un servizio completo e anche prezzi più interessanti. Con stabilimenti a Bari, Bollate e Piacenza, 120 dipendenti in Puglia e circa 220 in Italia, Finlogic crescerà quest’anno del 25% rispetto al 2019. Grazie alle acquisizioni degli ultimi tre anni il fatturato consolidato del gruppo è passato da 17 a 46 milioni di euro. E in cassa ci sono ancora 8 milioni di liquidità che serviranno per crescere ancora, molto probabilmente in Spagna. Con Dino Natale abbiamo cercato di scoprire i segreti di questa storia affascinante.

Quali sono state le intuizioni vincenti?

L’ingresso in Borsa, sicuramente. E poi il non essersi mai specializzati in un solo settore merceologico ma aver preferito operare a tutto campo. Così oggi abbiamo clienti nell’agroalimentare ma siamo forti anche nella sanità. Infine l’aver sempre creduto molto sull’attività di ricerca e sviluppo, che portiamo avanti con due società del gruppo.

Quali?

La Mobile Project, in Lombardia, che sviluppa software, principalmente per la logistica, e che ha brevettato soluzioni che permettono di prelevare merce nei magazzini senza rischio di errori. E la Smart Lab 3D, qui ad Acquaviva, una start-up innovativa con forte componente di R&S, che sta per mettere sul mercato una sua stampante 3D.

Il Covid vi ha frenato?

No. Abbiamo difeso il fatturato, continuato a lavorare su tre turni, lavorando soprattutto con il settore sanitario e con l’agroalimentare.

Perché avete scelto di quotarvi in Borsa?

Eravamo convinti che con la quotazione avremmo fatto un notevole salto dimensionale. Ed infatti il primo investitore è stata la famiglia Volta, proprietaria di Datalogic, azienda che capitalizza un miliardo di euro e produce lettori di codici a barre. Ad ottobre è stata siglata una partnership tra le due aziende. Finlogic è divenuta Reseller Platinum di Datalogic per la rivendita su tutto il territorio nazionale di scanner barcode manuali, da banco, industriali, mobile computer e marcatura laser. L’accordo prevede una sinergia commerciale e azioni di marketing congiunto a supporto della crescita e del continuo sviluppo di questa partnership.

In termini di fatturato conta più il settore delle etichette o quello della vendita di attrezzature e tecnologia?

Operiamo nel mercato delle etichette autoadesive e dei prodotti barcode con oltre 3.000 clienti in Italia e all’estero. Un mercato ove le apettative si confermano positive e le previsioni indicano una grande crescita nei prossimi anni. La divisione “Etichette” rappresenta il core business del gruppo (65% del totale ricavi), che registra una crescita del +41%, principalmente per effetto delle ultime acquisizioni. La divisione “Prodotti Tecnologici” ha registrato ricavi pari € 6,7 mln (32% del totale) e la divisione “Servizi ed assistenza”, con ricavi per € 0,5 mln (3% del totale), risultano sostanzialmente in linea con il primo semestre 2019. Quello che ci aiuta tanto, però, è stato l’essere identificati come fornitori di un servizio, più che come fornitori del prodotto etichetta. Noi aiutiamo le aziende nella tracciabilità della materia prima nella supply chain. Per esempio, se un’azienda rileva radioattività in un lotto di pasta al nero di seppia, noi riusciamo a farla risalire alle confezioni con il nero di seppia contaminato. Nella sanità, invece, produciamo i braccialetti per identificare i pazienti. Cerchiamo di migliorare i processi eliminando gli errori umani.

Farete shopping anche nel 2021?

Si, continuiamo a valutare nuove acquisizioni. Anche se le nostre acquisizioni garantiscono la storia e l’identità delle aziende acquisite, in cui la governance resta al socio che vende, che sposa il nostro progetto ma continua a vivere e crescere di vita propria. Stiamo guardando soprattutto al mercato spagnolo, molto simile a quello italiano: è frammentato, dunque scalabile, e vi siamo già presenti con una piccola quota di mercato. Vorremmo replicare lì il nostro business model.

Come va il titolo in Borsa?

Il titolo fu quotato a 3,60 euro, oggi è a 5,90. Si scambiano pochi titoli, ma c’è un motivo ben preciso: la base di azionisti è molto soddisfatta, perché ogni anno abbiamo distribuito dividendi interessanti. Dunque non ha ragioni per vendere.

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