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Il Magazine per chi è Orgoglioso di essere, o sentirsi, Pugliese

Una storia di famiglia

C’’è una bella storia di famiglia dietro l’incredibile successo del brand Varvaglione, l’azienda di Cosimo Varvaglione che ha raggiunto i 4 milioni di bottiglie (nel 2013 erano un milione), fattura 18 milioni di euro e dà lavoro a 30 persone.
È la storia di “Mimmo”, certo, ma anche di sua moglie Maria Teresa Basile, da febbraio presidente del Movimento Turismo del Vino Puglia, e dei suoi figli Marzia “Marfi”, Angelo e Chicca. È la storia di un’azienda che ho visto crescere negli anni e che negli ultimi tre anni mi aveva impressionato per la straordinaria crescita, la qualità dei suoi vini, la bellezza delle etichette. Vini eccellenti, a prezzi incredibili. Ma non è di questo che qui parliamo. Ma del passaggio generazionale da padre (e madre) ai figli, ancora giovanissimi. Del coraggio di lasciare campo libero alle nuove leve. Per dire, nelle scorse settimane Varvaglione ha invitato 40 giornalisti a Borgo Egnazia. Poteva benissimo essere la star della giornata. E invece ha chiesto alla figlia più piccola, Chicca, 23 anni, studente di enologia a Udine, di condurre la degustazione dei vini.
E in azienda è sempre più dominante il ruolo di Marzia, la figlia più grande, 29 anni. Ed è con lei che abbiamo voluto dialogare per capire cosa c’è dietro questa bella storia pugliese e dietro il successo della cantina Varvaglione.
«Devo ammettere che ai clienti piace molto l’idea di un’azienda a carattere famigliare. Ma ovviamente la domanda ha una molteplicità di risposte. Siamo stati bravi ad identificare un nuovo target di consumatori, quelli più giovani, e a proporre loro un prodotto ad hoc, la linea 12,5. Una buona parte del merito della nostra crescita va ovviamente alla rete commerciale. E al fatto di essere riusciti a dare al mercato delle novità interessanti».

È stata “obbligata” ad entrare in azienda?

«No, assolutamente, sono sempre stata attirata da questo mondo. Tutto è iniziato perché, parlando bene l’inglese fin dall’età di 16 anni, facevo da traduttrice a mio padre. Ricordo che al Vinitaly 2007 mi dedicarono una gigantografia con la scritta Marfi. Al primo Vinitaly cui partecipai facevo il terzo superiore. Poi è arrivata la laurea triennale in economia aziendale, la specialistica in Svizzera in International management, e subito dopo, nel 2013, sono entrata in azienda stabilmente».

Con che mansioni?

«Mi ritrovai ad occuparmi di estero perché il direttore commerciale Fabio Cascione aveva deciso di partecipare al programma tv “The apprentice” e sarebbe mancato tre mesi. Ho avuto due mesi per capire dove fossi nel mondo, passavo giorni in cui piangevo disperata e giorni in cui ricevevo ordini incredibili. Fu l’anno in cui raggiungemmo il milione di bottiglie. A novembre rividi Fabio ad Hong Kong, gli restituii il computer ed il telefono, ma non ho più smesso di occuparmi del commerciale estero. Anche se mi sono dedicata anche all’immagine aziendale, al sito web, alle etichette».

Riesce ad avere una vita sociale?

«Sono felicemente fidanzata ed esco con gli amici non appena si presenta l’occasione. Anche se viaggio tanto, perché mi occupo di Usa, Brasile, Giappone, Australia, Russia e alcuni paesi europei. Con Fabio, che segue Asia, Canada e Messico, formiamo un bel team commerciale estero, mentre l’Italia è tutta nelle mani di Ernesto, il nostro valido direttore commerciale per il mercato interno».

Come è stato vissuto il suo ingresso in azienda?

«Mio padre ė un visionario in tutti i sensi. Riesce a guardare oltre, non si ferma al singolo risultato, ha una visione molto più ampia del mondo del vino. Per lui fare vino non significa solo imbottigliare, parla di ricerca e sviluppo con le Università, parla di foresteria per i propri dipendenti. E dunque, come può immaginare, non mi ha mai ostacolato, anzi. Lui non si stanca mai di ascoltare e di prendere spunti dai più giovani. Penso che la vera mente imprenditoriale sia proprio lì, nella visione per il futuro».

A cosa puntate?

«Vorremmo essere riconosciuti come l’eccellenza dell’enologia privata in Puglia».

Roba da poco!

«Sappiamo che si tratta di un obiettivo difficile da raggiunge- re, considerando il panorama pugliese, ma se facciamo riferi- mento al volume che muoviamo senza ancora essere presenti nella Gdo, possiamo già dire di essere la più grande azienda vinicola privata in Puglia, escludendo i grandi gruppi come Tormaresca/Antinori e Altemura/Zonin, ovviamente».

Perché non siete ancora nella Gdo? Ormai ci vanno tutti.

«Perché non siamo interessati scendere a compromessi. Nel momento in cui lo faremo, sarà alle nostre condizioni, con prezzi da enoteca e in store che valorizzano il vino. Le botti- glie sullo scaffale non rientrano nei nostri piani».