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Una fiera per ripartire

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Sarà la terza Campionaria della presidenza Ambrosi. La più strana, la più difficile.

Probabilmente chiuderà in perdita (perché, causa Covid, ci si attende un calo di espositori e visitatori), ma sicuramente sarà un’edizione storica, perché si svolgerà ad ottobre (dal 3 all’ 11) e non a settembre, e perché la pandemia la cambierà pro- fondamente. Ma sarà anche un anno che porterà importanti novità destinate a diventare strutturali. Con il presidente della Nuova Fiera del Levante, Alessandro Ambrosi, 68 anni, im- prenditore e commerciante con un passato nel mondo dell’in- formatica (Telespazio, Olivetti Ricerca, Ibm), abbiamo parla- to dell’ottantaquattresima edizione dell’evento, ma anche di economia, Puglia, ripresa, Bari.

Presidente, nel contesto economico mondiale at- tuale è ancora importante una campionaria per le aziende?

Una Campionaria intesa come puro evento fieristico forse no. Se invece la guardiamo non dico come una festa, ma qual- cosa di simile per il territorio, allora ha ancora una ragione di esistere. È un momento di aggregazione. Ha senso farla so- prattutto a Bari, perché per Bari è qualcosa più di una fiera. È un momento storico, culturale, economico. È una tradizione consolidata. Fa parte della storia e della cultura di questo ter- ritorio. Ed ha sempre avuto un valore simbolico anche per il periodo in cui si svolge…

A settembre.

Certo. Alla fine delle vacanze, dunque rappresenta da sem- pre la ripartenza. Quest’anno, ad ottobre, questa voglia di ri- partire sarà ancora più manifesta. E ci sono due buoni motivi che ci hanno convinti a fare di tutto affinché l’edizione 2020 si facesse.

Quali sono?

Il primo: abbiamo bisogno di far ripartire l’economia, e quindi quale migliore occasione della fiera come esempio di ripartenza dell’economia, al di là degli affari che vi si faranno. Dobbiamo stimolare i consumi interni. Il secondo è un motivo sociale: noi, e per “noi” intendo le generazioni più mature, abbiamo il dovere di dare un esempio ai giovani, l’esempio di una reazione alla grande catastrofe globale. Dobbiamo dimo- strare che l’umanità ha sempre vinto sulle grandi disgrazie. E sarà così anche nel caso del Covid, ovviamente prendendo tutte le precauzioni previste. Per questi motivi abbiamo deciso di andare avanti, anche contro le critiche spesso ingiuste…

Tanto quelle arrivano in ogni caso…

Per carità, ma chiederei che almeno fossero fondate su basi logiche.

Vi aspettate una fiera con numeri in calo?

Sicuramente. Gli imprenditori non hanno soldi, e dunque, anche se stiamo facendo di tutto per venire loro incontro, è ovvio che una parte degli espositori rinuncerà ad essere presente. Però agli amici imprenditori vorrei lanciare un appello…

Quale?

Che si fa azienda se si ha la capacità e la voglia di rischiare sempre e comunque. Noi da parte nostra lo stiamo facendo, pur sapendo di poter chiudere in perdita.

Negli ultimi due anni la fiera era già sensibilmente cambiata. Quest’anno sono previste altre novità che dovrebbero diventare strutturali e restare anche nei prossimi anni.

In effetti i cambiamenti erano previsti in maniera più graduale, ma grazie all’apporto dei soci bolognesi, ai contatti che stiamo tessendo, all’immagine che Bari e la Puglia hanno ac- quisito nel mondo, stiamo bruciando i tempi. Punteremo sempre più sull’innovazione, sull’apertura al Mediterraneo e sulla cooperazione, sulle manifestazioni specializzate. La svolta sta avvenendo molto più velocemente di quanto immaginavamo. È ovvio che la Campionaria non potevamo stravolgerla ma si- curamente la stiamo arricchendo di contenuti più adatti all’e- poca che stiamo vivendo.

Lei presiede la Camera di Commercio di Bari e la Nuova Fiera del Levante, eppure trova il tempo per continuare a fare impresa. Come fa?

Il tempo lo si trova. E poi io sono un tipo che se fa tre giorni di ferie il quarto è già di troppo. Battute a parte, si può fare tranquillamente, prima di tutto organizzandosi bene, e poi trovando i collaboratori giusti, sia nel privato che nelle istituzioni o in fiera. E io ho trovato ottimi collaboratori.

Sembra facile.

Diciamo che in Italia le parole premialità e meritocrazia non vanno di moda. Eppure sono concetti sui quali bisognerebbe basare le fondamenta della nostra ripresa e del nostro futuro.

Come vede Bari e la Puglia?

Evito discorsi campanilistici. La Pugla la vedo benissimo, perché i pugliesi hanno mentalità estremamente imprenditoriale, audace, creativa, non sono spaventati dal lavoro e dalla mole di lavoro. Sono un popolo abbastanza diverso rispetto alla media italiana. In un contesto territoriale siffatto se c’è
una politica che valorizza queste caratteristiche la sinergia porta i risultati, che non sono mai causali. E i risultati della nostra economia, del turismo, non sono certo dovuti al caso o alla fortuna, ma al lavoro di tanti cittadini pugliesi e di una conduzione politica che negli ultimi 15-20 anni ha permesso che i risultati arrivassero.

Bari invece?

Soffre molto di levantinismo e per essere stata per tanti anni leader assoluta e incontrastata della regione. È come se si fosse seduta su rendite di posizione. Ora inizia lentamente a svegliarsi e a capire che anche le rendite di posizione si perdono.

A chi si riferisce?

Ai grandi gruppi come ai piccoli commercianti. Ci siamo seduti sugli allori. Poi però ci siamo risvegliati, le sinergie stanno ripartendo, l’arrivo dei turisti ha portato nuovi stimoli. Penso che ora nel mondo imprenditoriale dobbiamo trovare nuovi motivi di aggregazione. Se lo faremo potremo fare un altro salto considerevole. Le potenzialità ci sono tutte, e abbiamo anche una amministrazione che sostiene certe iniziative.

Quali possono essere questi motivi di aggregazione?

Quel che intendo dire è che bisogna muoversi uniti. Per quanto grandi si possa essere, siamo sempre dei puntini nel mercato globale mondiale. Bisogna fare massa critica, avere obiettivi comuni, sinergie per avere ancora più successo sul mercato internazionale.

Ha un sogno?

Auspico più buon senso e una certa tranquillità. Gli isterismi e le polemiche non portano da nessuna parte. Le riflessioni e l’obiettività si. E mi piacerebbe che il principio della meritocrazia fosse davvero quello fondante della società italiana.

Immaginiamo che in tantissimi le abbiano proposto una candidatura, e altri gliela proporranno…

Questa politica fatta di risse non mi interessa. Se ci fosse una politica legata ai meriti e ai progetti che uno si propone di fare, allora potrebbe anche interessarmi. La politica fatta sui social non mi piace.

A cuore aperto con Marzia Peragine

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