Editoriali

Sono un assessore del Sud. E ho qualcosa da dire alla Sinistra

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Non dobbiamo fare la Sinistra, dobbiamo organizzare e sostenere
le persone e le comunità. Dobbiamo stare con loro per parlare di loro. È l’unico argine praticabile alla disgregazione sociale, alle solitudini che sono la causa degli autoritarismi

Roberto Covolo

Sono un assessore di una città del Sud. Non ho un partito, ma ho una storia politica e sociale nella mia regione, sono a servizio di un’esperienza, civica e di sinistra, che mette al centro il bene comune, la questione generazionale, la profonda revisione del modello di sviluppo di una città in transizione.
Il nostro impegno è massimo, ma i miei concittadini sono arrabbiati, sfiduciati. Si sentono soli, faticano a riconoscersi comunità. Quando ci parlo non dicono che vengono prima gli italiani o non teorizzano che uno vale uno. Mi chie- dono che a Brindisi si possa lavorare, che il lavoro non avveleni l’aria, la
terra ed il mare, che i giovani abbiano un’occasione per restare, che i servizi e la manutenzione della città funzionino. Perché la città è povera, senza lavoro, inquinata, maltenuta ed in rapido spopolamento. Tu provi a spiegare il nesso di causa effetto tra il fallimento del modello di sviluppo dell’industrializzazione forzata e la perdita del lavoro di Vincenzo, tra la bolla della Grande Distribuzione Organizzata, la cassa integrazione dall’ipermercato di Annalisa e la scelta forzata di Giancarlo di chiudere il suo negozio in centro, tra il sistema di clientelismo e corruzione che ha caratterizzato la storia politica della città per decenni e l’aumento della retta dell’asilo per il bambino di Claudia, tra la contrazione delle risorse pubbliche per la spesa corrente agli enti locali ed il parco del quartiere che è uno schifo. Tu provi a lottare per trovare i finanziamenti, sottrarli al meccanismo delle consulenze che servono solo ai consulenti e distribuirle nella comunità, per sottrarre uno spazio all’abbandono e farne un luogo per le persone e per le idee, per sostenere il lavoro delle associazioni e delle cooperative.
Ma quello sforzo è insufficiente, se assieme al tuo Sindaco sei chiamato a fare il commissario liquidatore nella trincea del pareggio di bilancio, nel purgatorio del predissesto, nel tunnel dello svuotamento delle prerogative del governo locale per decine, centinaia di comuni e città del Sud.
Le holding del parapubblico accanto- nano utili milionari e noi non sappiamo se riusciremo a garantire gli standard della mensa scolastica per il prossimo anno, le multinazionali dell’energia e della chimica elargiscono dividendi agli azionisti e profitti da sceicchi agli amministratori delegati ed il Sindaco della città che ha ospitato al più grande ed inquinante centrale a carbone d’Europa ha la coda dei disoccupati dietro la porta dell’ufficio. Di questo dovrebbe parlare il Piano per il Sud, questa
è l’agenda che dovremmo portare a Roma e a Bruxelles, queste sono le storie che dovremmo raccontare.

LA SINISTRA HA SMARRITO LA capacità di raccontare queste storie e di saperle organizzare. Per conto di chi e di cosa parliamo? Per conto di chi e di cosa ci mettiamo insieme? Raccontare ed organizzare.
La parola senza corpo è opinione. Le persone non sono interessate alla nostra opinione, ma al nostro esempio. Il corpo senza parola, l’azione priva dell’ambizione di suscitare consapevolezza, autodeterminazione, responsabilità è beneficenza, volontariato di retroguardia.
Sono un assessore di una città del Sud, ma sono anche un’attivista che gestisce un’azienda agricola confiscata alla mafia, con i ragazzi della cooperativa vogliamo recuperare i terreni abbandonati ed impoveriti dalla chimica e dall’intensivo. Non più desertificazione, ma lavoro buono, cooperativo, che tutela l’ecosistema.
Sono un assessore di una città del Sud, ma sono anche una donna che vuole interrompere la sua gravidanza ma nella mia regione abortire in ospedale
è difficile e l’applicazione della 194 non è garantita. Non più la vergogna del patriarcato, ma un servizio sanitario pubblico che assicuri il diritto delle donne di scegliere del proprio corpo. Sono un assessore di una città del Sud ma sono anche un cittadino di una periferia disgraziata, vogliamo organizzare una cooperativa di comunità per portare i servizi nel quartiere e migliorare la qualità dello spazio pubblico. Non più assunzioni clientelari nella municipalizzata, ma potere alle comunità e alle persone.
Sono un assessore di una città del Sud ma sono anche un giovane ingegnere che sogna una filiera sostenibile per una nuova manifattura sul territorio: bonifiche, chimica verde, bioedilizia. Non più contoterzisti alla catena del colosso industriale, ma protagonisti di un progetto di sviluppo locale ispirato all’economia circolare.
Sono un assessore di una città del Sud ma sono anche un padre senza lavoro che per vivere finisce nel giro sbagliato, una mamma sola che non ha alternativa se non quella di sfondare la porta ed occupare una casa, un migrante sfruttato in campagna che vive in un dormitorio affollato, un ragazzo che odia la scuola e la abbandona: sono la vostra ragione sociale.

NON DOBBIAMO FARE LA SINIstra, dobbiamo organizzare e sostenere le persone e le comunità. Dobbiamo stare con loro per parlare di loro. Dotarci degli strumenti e dei mezzi
per essere riconosciuti, consapevoli ed autodeterminarci: nel lavoro, nella società e nella politica. È più difficile dei comunicati stampa, dei like nelle bolle dei social e pure di questa assemblea, ma è l’unico argine praticabile alla disgregazione sociale, alle solitudini che sono la causa degli autoritarismi. E’ più difficile ma non siamo soli: c’è vita fuori dall’acquario, all’incrocio tra attivismo civico, economia civile, sindacato nei luoghi di lavoro e nel territorio. Don Tonino Bello le chiamava sentinelle del mattino, quelli che nella notte buia indicano l’alba prima degli altri. Capiamo con loro come fare, come recuperare terreno.
Guglielmo Minervini parlava della politica generativa, cioè di una politica capace di cogliere e sostenere le spinte sociali che tentano di emergere. Una politica che quando si fa istituzione smette di chiedersi “quante risorse stanzio” e inizia a chiedersi “quante risorse attivo”.
Meno commentatori nei talk show e più organizzatori di comunità per mobilitare le risorse latenti nel sotto pelle della società italiana. Se la sini- stra italiana prenderà questa strada, credo che saremo in tanti a percor- rerla assieme.

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