Il nuovo numero vi aspetta in libreria dall'1 Aprile

 


Il Magazine per chi è Orgoglioso di essere, o sentirsi, Pugliese

Qui nasce qualcosa di grande

Anche dietro il gruppo concessionario del marchio Despar, c’è una bella storia di famiglie pugliesi. Le famiglie Cannillo e Peschechera, che si uniscono per creare un colosso. E c’è la storia di un figlio, Pippo, che segue le orme del padre Franco. E sta per regalare al nonno il primo nipote. Indovinate il nome…

«PAPÀ NON MI HA MAI IMPOSTO NULLA, A ME QUEsto lavoro piace proprio. Se non avessi fatto questo mestiere avrei fatto l’architetto. Ma ho sempre preferito la prima opzione, che era quella di lavorare qui». Parole di Pippo Cannillo, presidente e amministratore delegato di Maiora srl e Despar Centro Sud, che dimostra anche meno dei suoi 38 anni e che abbiamo voluto coinvolgere nel nostro focus sul passaggio generazionale. La Maiora è nata nel 2012 dalla fusione tra la Cannillo srl fondata da Franco Cannillo, padre di Pippo, e la Ipa Sud spa della famiglia Peschechera di Barletta. Fu proprio Franco (oggi 66enne) a volere il figlio, laureato alla Bocconi, a capo della nuova realtà imprenditoriale, che oggi fattura più di 800 milioni di euro, ha 92 punti vendita diretti, 5 cah&carry, 30 punti vendita concessi in fitto d’azienda, 91 somministrati, 283 in franchising, dando lavoro complessivamente a circa 2300 persone.
«Affinché ci sia un passaggio di testimone si devono creare le giuste condizioni da entrambe le parti: il padre deve dare spazio e i figli devono dimostrare di saperci fare».
E di figli in azienda ce ne sono due. Ileana, sorella di Pippo, si occupa della divisione cash&carry Alta Sfera, che nell’ul- timo anno ha registrato un incremento del 22%.
«Respiro quest’aria da sempre, da quando ero ragazzo frequentavo i magazzini, ed ho iniziato dal muletto. È stata una progressione naturale ed ho affiancato la progressione teorica a quella pratica. Perché solo così puoi davvero dire di conoscere la tua azienda. Mio padre mi ha sempre portato con sé anche agli incontri nazionali. Dunque non saprei dire se la mia presenza qui sia una causa o una conseguenza. Di certo è stata una cosa naturale».

Di chi si fida?

«Credo che dietro la fiducia si nasconda un altro limite del modo di fare impresa al Sud: si cercano persone di cui potersi fidare ma troppo spesso si mette la fiducia prima della capacità. Questo ė un approccio culturale, radicato nel nostro modo di fare impresa, che discende dalla nostra matrice agricola. Devo ammettere che in questi anni ho limitato nella crescita professionale alcuni miei collaboratori di estrema fiducia, ma che ritenevo inadeguati a seguire la crescita dell’azienda».

Dove sta andando Maiora?

«Sempre più verso il cliente. Le aziende che operano in questo settore sono nate alla fine degli anni ‘70 e negli anni ‘80, periodo in cui la distribuzione moderna era moderna in quanto ci si contrapponeva al bottegaio. E quindi era il consumatore che veniva da noi. Oggi che abbiamo un supermer- cato ogni 50metri, l’unico percorso possibile per garantirci la sopravvivenza è andare incontro al cliente, ascoltarlo, offrirgli qualcosa vicino alle sue attese».

Cosa vuole il cliente?

«Vicinanza al territorio, comodità, qualità, sicurezza alimentare. E noi cerchiamo di avere nei nostri punti vendita prodotti sicuri e di filiera corta, così possiamo incentivare una economia circolare».