SPECIALE DESIGN

PIETRO CAPITANEO – «Il design è ricerca continua»

0
pietro capitaneo cover.

L’architetto barese spazia su più settori e lavora anche a Miami. «Ma serve sempre equilibrio, perché l’ego rischia, a volte , di prendere il sopravvento».

Dal residenziale all’interior design, dalla struttura pubblica all’arredamento per negozi. All’architetto barese Pietro Capitaneo piace spaziare su più fronti e su diversi territori, visto che nel 2016 ha aperto uno studio a Miami, dove sviluppa progetti di industrial design e promuove il suo marchio italiano “HEEL of the BOOT” (TACCO dello STIVALE). Ha partecipato a numerosi concorsi internazionali e bandi di gara, tra i quali il progetto del Victor Country Hotel con il recupero degli immobili rurali ex Fondazione Gigante ad Alberobello, il progetto per l’ampliamento della scuola elementare “Di Venere” a Ceglie Del Campo, il concorso di idee bandito dal Comune di Bari per la “Riqualificazione fisica e funzionale delle aree adiacenti lo Stadio della Vittoria” (risultando uno dei sette prescelti per il proseguimento della II Fase). È stato inoltre il primo segretario della Delegazione F.A.I. in Puglia ed ha anche fatto da tutor a studenti del Politecnico di Bari per il progetto di restauro della Cappella S.Martino in Bari Vecchia. 

Oggi svolge la sua l’attività professionale con studio a Bari ,operando prevalentemente nel campo del restauro, della progettazione di negozi e alberghi , residenze private, urbanistica e design, avvalendosi della collaborazione del geometra Antonio Mangiamele e degli architetti Alessandro Gaetano Castoro e Luigi Mario Martello .

Ha scelto di essere poliedrico e lavora su più “fronti’’, per quale motivo?

In realtà non è stata una scelta pianificata.Ho avuto la fortuna di iniziare la mia attività professionale con un grande maestro, il professor. Nicola Pagliara, che mi ha trasmesso, fuori dal rigore accademico, le regole fondamentali e gli strumenti cognitivi indispensabili per diventare architetto.  Mi ha insegnato a leggere l’architettura guidandomi alla scoperta delle opere di grandi maestri come K.F. Schinkel, Adolf Loos, Mies van der Rohe e Frank Lloyd Wright. Studiando questi ‘’mostri sacri’’ ho compreso che un architetto deve essere in grado di affrontare con lo stesso rigore tanto il progetto di una cucchiaino quanto quello di un grattacielo.

La mia formazione profondamente vitruviana e la passione per  le  forme organiche mi guidano ancora oggi nella ricerca estetica che accompagna ogni mio progetto.

Quali sono le tendenze attuali del design?

Sono molteplici e spesso anche contrastanti tra loro. Il design, infatti, è una disciplina trasversale applicabile a diversi ambiti. Se guardiamo agli oggetti elettronici, ad esempio, si oscilla tra una ricerca quasi ossessiva di miniaturizzazione e un ritorno estetico al retrò. Nel campo dell’ arredamento, invece, si affermano tendenze che spaziano dalla sostenibilità ambientale, con l’ uso di materiali riciclabili, alla creazione di oggetti esclusivi, realizzati con tecniche artigianali e materiali pregiati. Al di là delle mode, però, il design è soprattutto il risultato di una ricerca continua, che guarda al futuro e racconta l’ evoluzione lenta e costante della società.

A cosa sta lavorando?

Sto portando avanti diversi progetti. Ho quasi completato una casa privata a Bari che mi ha impegnato molto: ogni materiale e le finiture sono state scelte con cura, e ho disegnato personalmente gli arredi, realizzati su misura in base alle esigenze del committente. Persino la biancheria per la casa è stata personalizzata. Parallelamente sto lavorando al restauro di case antiche e ville storiche, un ambito che richiede grande attenzione e sensibilità. Ridare vita a strutture del passato, dotarle di tutti i comfort attuali e adattarle alle esigenze contemporanee è sempre una sfida. Serve equilibrio, perché l’ego dell’ architetto rischia, a volte , di prendere il sopravvento. 

A suo avviso le amministrazioni pubbliche prestano la giusta attenzione al design ?

Le amministrazioni pubbliche non sono entità astratte, quindi eviterei di generalizzare. Ci sono realtà guidate da politici lungimiranti e dirigenti preparati che valorizzano il design, e altre in cui purtroppo il malaffare prevale a scapito di ogni forma di crescita sociale e culturale. Un esempio virtuoso è Grottaglie, dove il design ha avuto un ruolo concreto nella valorizzazione del territorio. Le amministrazioni dovrebbero investire di più in arte e design, traendone vantaggi significativi. Basti pensare ai mecenati del Rinascimento e alla straordinaria fioritura culturale ed economica che seppero generare.

E i privati?

I privati si lasciano spesso affascinare dal design, tanto che alcuni oggetti iconici diventano veri e propri status symbol. Questa è la forza del design: riesce, più rapidamente dell’architettura, a interpretare l’ estetica e i desideri della società. Proprio come la moda, racconta i cambiamenti culturali, il gusto, l’identità di un epoca.

Quale è il suo sogno professionale ?

Non ho un sogno professionale ben definito, nel senso di un progetto ideale al quale aspiro. Mi appassiono ai progetti uno per uno, e spesso mi capita di sognare ad occhi aperti, immaginando gli spazi nella mia mente, è un attitudine che ho fin da bambino e che mi ha avvicinato all’ architettura. Tuttavia, se ci penso, esiste un progetto che potrei definire un sogno: da 25 anni lavoro alla realizzazione di un quartiere modello di espansione residenziale nella città di Bari. Nonostante una lunga e complessa gestazione, il progetto si basa su principi ancora attuali e purtroppo poco applicati. Spero che non resti un sogno nel cassetto, ma possa presto diventare realtà.

You may also like

Comments

Comments are closed.