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Il Magazine per chi è Orgoglioso di essere, o sentirsi, Pugliese

OLTRE LA FABBRICA

La Scaff System di Ostuni era un’azienda che produceva solo scaffalature industriali. Poi Licio Tamborrino, figlio del fondatore Vincenzo, ha creato il brand Officine Tamborrino, invadendo il mondo del design. E aprendo le porte alla cultura e agli eventi

Dagli infissi alle scaffalature industriali all’arredamento di design il passo è breve: richiede 60 anni di tempo e un cambio di gene- razione. È la storia della famiglia Tamborrino. Di papà Vincenzo, che nel 1957 ad Ostuni avvia la sua “Fabbrica di arredamenti metallici per negozi – Officine Tamborrino”. E oggi dei suoi figlio Licio, Giusi e Annamaria, che continuano l’attività paterna. Il nome dell’azienda nel frattempo è cambiato, trasformandosi in Scaff System. Il capannone è rimasto quello da 1600 metri quadrati situato all’ingresso di Ostuni. Papà Vincenzo non c’è più, è venuto a mancare nell’aprile 2017, ma ha lasciato l’azienda in buone mani. Così buone che alle lavorazioni di sempre sono state aggiunte nuove produzioni che hanno richiesto ricerche e investimenti, ma hanno spianato la strada d’accesso a nuovi mercati. Officine Tamborrino è il brand – figlio di Scaff System – che dà vita a librerie, sedie, dispense, armadi, tavoli di design. La OT è nata cinque anni fa e sta dando grandi soddisfazioni, anche perché ha aperto nuovi scenari, portando l’azienda a contatto con architetti, studi di design, il mondo dell’arredamento. Ma la cosa interessante è che i due rami aziendali si contaminano e permettono di giocare su livelli diversi. Scaff System, per esempio, sta realizzando delle case prefabbricate in acciaio.

 

È ovvio che l’azienda madre dialoga con interlocutori differenti, come Alenia, Ansaldo, Hitachi, aziende di logistica, le grandi cantine e le Pmi che hanno bisogno di ma- gazzini automatizzati. La Officine Tamborrino invece parla ad un altro mondo, quello dell’arte e della creatività. L’Officina-boutique ha iniziato a muovere i primi passi con “Prima”, una libreria semplice ma elegante, interamente realizzata in lamiera d’acciaio. Poi sono arrivati Settima (il comò della nonna in chiave moderna), gli sgabelli Disco (una re-interpretazione in chiave contemporanea dello sgabello da bancone con colori vivaci e di tendenza, firmata da Marco Capeto), le poltroncine No Smoking (ottenute con carta riciclata, design di Andrea Epifani), Cambusa (la dispensa da cucina) e ancora tavoli, divani, lampade, armadi. Insomma sono state poste le basi per un passo avanti importante, che sta già dando i suoi frutti ma potrà aprire scenari anche più importanti di quelli inizialmente auspicati. E c’è un’altra cosa interessante che sta accadendo nei capannoni ostunesi: l’apertura dell’azienda al territorio, con iniziative culturali come Libri in Faccia, che ha portato in azienda personaggi del calibro di Ferruccio De Bortoli e del ministro Dario Franceschini. È un’azienda aperta, visionaria, ottimista, quella dei Tamborrino. Una di quelle aziende che danno fiducia e ti consentono di guarda- re al futuro senza patemi ma con grande ottimismo.

 

“Voglio che la mia azienda sia un luogo felice” – INTERVISTA: LICIO TAMBORRINO

 

A che ora arriva in ufficio? E a che ora stacca? In questo periodo alle 6. Normalmente alle 6.45. E torno a casa verso le 20.

 

Meglio un master o l’esperienza sul campo? Io sono cresciuto in azienda perché non ho potuto iscrivermi all’Università: mio padre ci volle subito al lavoro. Quindi direi l’esperienza sul campo. Ma potendo scegliere, direi entrambi.

 

Con che stile fa il manager? Penso di essere abbastanza visionario e apertissimo a suggerimenti e consigli.

 

Che tecnologie usa in viaggio? Tablet e smartphone.

 

Ha letto di libri di management? Non mi si addicono. Preferisco leggere romanzi e riviste di design. Li trovo più stimolanti.

 

La chiave del suo successo? Tanto impegno e una vera passione per il lavoro e l’azienda. Sono caratteristiche che ritrovo anche nelle mie sorelle: sono così attaccate all’azienda che fanno più o meno i miei stessi orari. Del resto se non dai l’esempio fai fatica a chiedere qualcosa ai tuoi collaboratori.

 

Di chi si fida? A chi chiede consigli? Beh, papà era un punto di riferimento importantis- simo, che inevitabilmente manca. Ho un confronto giornaliero con le mie sorelle e con tutti i collaboratori.

 

Qual è la parte più difficile del suo lavoro? In alcuni casi i rapporti con i clienti possono essere complicati. Soprattutto quando si bada troppo al prezzo e meno al valore e alla qualità del prodotto.

 

Fa bene un dipendente a non essere d’accordo con lei? Si, se argomenta bene le sue posizioni.

 

Cosa migliorerebbe della sua azienda? Dobbiamo far crescere il fatturato. E poi penso sia giusto renderla sempre più aperta e coinvolgere sempre più coloro i quali la vivono. Prendo ad esempio il modello olivettiano. Del resto, se ognuno di noi trova soddisfazione nel lavoro che fa, migliora inevitabilmente la qualità della vita. Ecco, vorrei che questo fosse per tutti un posto in cui la mattina si è contenti di venire a lavorare.