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Il Magazine per chi è Orgoglioso di essere, o sentirsi, Pugliese

“Non voglio persone che lavorino per me ma con me”

Sergio Fontana è il fondatore e l’amministratore unico della Farmalabor, azienda farmaceutica gioiello che ha sede a Canosa. Dove non si timbrano cartellini. E non sono ammessi yes-men.

 

Si fa fatica a pensare che Farmalabor, la creatura di Sergio Fontana, sia nata in una stanza di 40 metri quadrati a Canosa, mentre oggi rappresenta una delle più importanti ed innovative aziende italiane del settore farmaceutico, con un centro ricerche che lancia senza fiato e progetti di crescita ed espansione che disegnano un futuro ambizioso e avvincente, destinato a svilupparsi anche all’estero. Ma dopo aver trascorso un’ora con il fondatore dell’azienda tutto si fa più chiaro e capisci perché questa piccola realtà pugliese è diventata così grande e perché lo diventerà ancor di più. Farmalabor è nata nel 2001 e nel 2018 si ritrova ad essere azienda leader nella distribuzione di materie prime ad uso farmaceutico, cosmetico e alimentare. Ha più di 100 dipendenti, un ufficio commerciale a Milano e due siti di produzione, uno dedicato alla manipolazione e allo stoccaggio delle materie prime ad uso cosmetico, alimentare ed erboristico, l’altro destinato allo stoccaggio e alla ripartizione dei principi attivi farmaceutici (ormoni, sostanze psicotrope, antibiotici e multipurpose). Dal 2015 ha un magazzino in Serbia, ma non si è trattato di delocalizzazione, «la produzione di Farmalabor è e resterà tutta qui, per nostra scelta e perché il Made in Italy è visto come una assoluta eccellenza anche nel nostro settore, al pari del food e del fashion. Eccelliamo nella produzione ma anche nella filiera dei controlli».

 

I competitors di Fontana hanno stabilimenti a Firenze e Milano, ma l’azienda di Canosa vanta il più alto numero di principi attivi autorizzati dall’Aifad e lavora circa 4000 materie prime. Nella catena del farmaco Farmalabor è andata ad occupare una nicchia di mercato, quella del medicinale personalizzato nel dosaggio e nelle forme, oppure dei farmaci usati per curare malattie rare che affliggono un basso numero di pazienti. Sono i numeri che alle grandi multinazionali non interessano, ma che hanno portato a Fontana clienti con nomi blasonati come il Gaslini di Genova, l’Istituto Tumori di Milano, il Meyer di Firenze. I prodotti Farmalabor finiscono inoltre in circa 9000 farmacie e ad un migliaio di aziende alimentari, cosmetiche, produttrici di integratori.

 

È proprio nel settore degli integratori ali- mentari che si è sviluppata un’altra nicchia molto interessante, che sta diventando il core-business dell’azienda canosina: «Per ora fatturiamo solo due milioni di euro sui 14 totali, ma sono quelli che hanno la maggiore redditività».

 

Visitare il centro ricerche di Canosa, che esternamente è ancora un cantiere in fase di ultimazione, dà la sensazione di trovarsi in uno dei più prestigiosi centri americani o nord Europei. Poi ti volti e vedi un vigneto sperimentale di Nero di Troia, e ti ricordi di essere in Puglia. Entri e trovi altre tracce della storia di questa terra, una teca con dei vasi meravigliosi. Quelli che Fontana presenta come “la mia unica eredità”. Entri nelle sale in cui ci sono i computer e ti si apre il cuore, perché sono piene di ragazze e ragazzi, qualcuno distaccato dal Politecnico per effettuare dei progetti di ricerca, “e se andranno bene li prenderemo”, dice Fontana, e dal tono di voce capisci che non è una presa in giro ma una promessa. Sono quasi le 17 e Fontana è in piedi già da 13 ore, eppure è fresco e lucido come se si fosse appena alzato. Ogni giorno si sveglia alle 4-4.30, fa colazione, risponde alle mail, legge due quotidiani. Alle 7.35 è già in azienda. Stacca alle 20. «Sono sempre l’ultimo ad andar via». Anche i suoi collaboratori non hanno orari, ma in un senso diverso: nessuno timbra il cartellino: «Non ho bisogno di gente di quel tipo. La maggior parte dei dipendenti è diplomata o laureata. Mi interessa che i loro cervelli siano sempre in funzione, magari anche mentre fanno la doccia. Ho bisogno delle loro idee, non delle loro otto ore al giorno». La sede del centro ricerche è straordinariamente bella. Coniuga storia e tecnologia, pietra e ferro, visione e concretezza, innovazione e conoscenza. «Perché dalla conoscenza parte l’innovazione. E anche Leonardo Da Vinci non avrebbe inventato nulla se fosse rimasto chiuso in una stanza. Dalla conoscenza scattano l’innovazione, il miglioramento, l’evoluzione».

 

Fontana è ottimista e sa di essere sulla buona strada. Anche perché siamo seduti su un giacimento d’oro: «Nel Sud c’è disoccupazione, certo, ma questo vuol dire che possiamo scegliere le persone migliori sul mercato. Abbiamo un sacco di eccellenze a spasso. Bisogna solo riuscirle ad intercettare e stimolare». Sul come dare l’esempio, anche lì ha le idee chiare. «La miglior forma d’autorità è l’esempio. Se fai bene, il bene porta a fare bene. Se raccolgo una carta da terra i miei collaboratori faranno altrettanto. Il bello e il buono vengono emulati». Difficile pensare che possa arrabbiarsi o litigare con i suoi ragazzi: «Non impongo mai il mio punto di vista, amo il confronto e ogni lunedì alle 12 nella riunione con i vari responsabili di settore ognuno può dire ciò che vuole. Non voglio yes-men, non voglio stupidi perché altrimenti tutte le responsabilità ricadrebbero su di me. Non voglio persone che lavorano per me ma con me, e che siano soddisfatte e in grado di pagare le loro auto e le loro case».

 

Fai un cenno alla sostenibilità delle aziende e apri un altro capitolo: «Ci siamo certificati fin dai primi anni di vita, per offrire garanzie ai nostri clienti, che nel 2001 ci vedevano ancora in un certo modo: venivamo pur sempre dal Sud… Oggi sono particolarmente orgoglioso di una delle nostre due certificazioni volontarie, la ISO 14001, che si riferisce all’ambiente. Sono fermamente convinto che anche le aziende farmaceutiche non devono inquinare. Non possono essere ammessi scambi lavoro/salute».
Farmalabor sta puntando molto sull’internazionalizzazione. Il suo fatturato oggi si sviluppa per l’80% in Italia e per il 20% all’estero, ma la seconda voce è destinata a crescere, anche se i mercati esteri richiedono investimenti, know-how e tanta pazienza. Fontana è figlio di farmacisti ma non ha voluto fare il farmacista. Ha preferito disegnare il suo futuro, scegliere il suo giocattolo. E allora ti viene spontaneo chiedergli se i suoi figli entreranno in azienda o faranno come papà: «Non lo so. Le mie figlie hanno 20 e 21 anni e per ora studiano a Milano, Economia e Management. Io spero solo che il Sud conceda loro l’opportunità di ritornare a casa». Se lo desidereranno. E per fare quello che vorranno.