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NICOLA CIPRIANI – La fotografia come arte passione e lavoro

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Nicola Cipriani cover

«Sento il bisogno di creare luoghi, reali e simbolici, in cui l’immagine possa tornare a essere esperienza, incontro, memoria condivisa», dice il fotografo barese

Nicola Cipriani è fotografo, filmmaker e musicista. La sua ricerca attraversa immagine, suono e memoria, muovendosi nei territori dell’infra-ordinario, del “mentre”, di ciò che accade tra le cose. Fondatore della Zoomotion Sounds & Pictures Factory, vive e lavora in Puglia, dove sviluppa progetti tra fotografia d’autore, cinema, architettura e sperimentazione sonora.

Come si è appassionato alla fotografia?
La fotografia è arrivata come arrivano le cose che contano: senza rumore. All’inizio era solo un tentativo di trattenere ciò che stava scivolando via. Poi ho capito che non stavo salvando le immagini, ma imparando a stare dentro lo sguardo. Da lì non ne sono più uscito.

Come si è formato?
Mi sono formato unendo studio e pratica. Ho studiato comunicazione e marketing all’università e, negli anni Novanta, ho iniziato a lavorare nel mondo creativo delle agenzie pubblicitarie. Parallelamente, la fotografia è cresciuta insieme al cinema, alla musica, al suono. Una parte della mia formazione è stata strutturata, ma la parte più importante è avvenuta sul campo: lavorando, osservando, viaggiando. Ho imparato molto da altri professionisti e dai maestri incontrati lungo il percorso, ma anche dalla lettura, dall’ascolto e dall’esperienza diretta. È stato ed è ancora un apprendimento continuo, in equilibrio tra mestiere e ricerca.

A chi si è ispirato?
Mi hanno ispirato fotografi, registi, musicisti, ma anche scrittori, pensatori e studiosi dell’immaginario. La letteratura, i saggi, l’antropologia e i testi spirituali hanno avuto per me la stessa importanza delle immagini. Ma una parte fondamentale della mia ispirazione viene anche dalla vita reale: dall’ordinarietà delle persone, dal loro silenzioso muoversi nel mondo, dai gesti quotidiani, dal lavoro, dai sacrifici. In fondo, la mia vera ispirazione è sempre stata la vita stessa, così com’è, e per come mi attraversa.

Cosa le piace di più del suo lavoro?
Il fatto che ogni volta non so esattamente cosa accadrà. Mi piace l’incontro, l’attesa, il momento in cui qualcosa si rivela senza essere stato pianificato. Amo quando una persona, un luogo, una luce smettono di essere solo ciò che sono e diventano qualcos’altro davanti all’obiettivo. In fondo, quello che mi piace di più è questa possibilità continua di stupirmi, di sentirmi ancora dentro il mistero delle cose.

In cosa è impegnato attualmente?
In questo periodo sono immerso in una fase di ricerca molto intensa, tra nuovi lavori fotografici, progetti audiovisivi e scrittura. È un momento di sedimentazione, in cui molte cose stanno prendendo forma lentamente, preparandosi al loro passaggio pubblico.

Il lavoro che più la rappresenta?
È difficile scegliere un solo lavoro, perché ciò che mi rappresenta davvero è un percorso in divenire. In questo momento mi riconosco profondamente in “Nel Silenzio dei Monumenti”, progetto a cura di Francesco Maggiore, presidente della Fondazione Dioguardi, che continuerà a vivere anche in forma espositiva il prossimo anno, e in “Infraordinario – The Preview”, che si inaugura il 18 dicembre al Castello Acquaviva d’Aragona di Conversano, in occasione della X edizione del Festival Contempo. Ho collaborato come fotografo di scena al documentario “Nino” di Walter Fasano, dedicato al compositore Nino Rota. Un’esperienza che sento profondamente mia, perché per me il set è ancora un luogo da attraversare in punta di piedi: ascoltare prima di scattare, attendere prima di mostrare. Un modo di lavorare che oggi è sempre più raro, ma che sento imprescindibile. Infine, insieme ad Antonio Stea, sto costruendo la prima edizione di “Unframed – Music Video Festival” dedicato al videoclip musicale come linguaggio artistico autonomo, che si terrà a dicembre tra le mura del Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari.

Cosa le piacerebbe fare in futuro?
Molti progetti sono già in fase di avviamento e altri stanno prendendo forma lentamente. Mi piacerebbe continuare a costruire lavori in cui il tempo resti una materia viva, portare avanti la ricerca fotografica in dialogo con il cinema, la musica e la scrittura, e dare sempre più spazio alle mostre e ai progetti editoriali. In questo periodo stiamo lavorando al mio primo libro, che unirà i miei racconti alla fotografia. Sento il bisogno di creare luoghi, reali e simbolici, in cui l’immagine possa tornare a essere esperienza, incontro, memoria condivisa.

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