Paride Montevago vende, online e nei suoi due negozi, borse di lusso e accessori. «Prima le signore entravano diffidenti, oggi non più». Un’attività ecologica, sostenibile e in forte crescita
È un business in crescita, sostenibile e replicabile quello in cui Paride Montevago si è tuffato nove anni fa, all’età di 25 anni. Il giovane barese infatti ha scommesso sull’opportunità offerte dal mercato del riuso ed ha avviato la vendita, fisica e online, di borse di lusso e accessori. Forte dell’esperienza commerciale della sua famiglia, impegnata nel mondo dell’arredo e dei gioielli, è riuscito ad avviare una nuova attività che prima si è consolidata e poi ha iniziato ad espandersi: al negozio di via Argiro, infatti, si è aggiunto quello nel Puglia Village di Molfetta. Punti vendita in cui è possibile ammirare e scegliere una parte dei prodotti che si possono trovate sul sito web.
L’iniziativa di Paride Montevago ha radici lontane. «Il settore luxury mi ha sempre affascinato. Da ragazzo guardavo con gli occhi a cuoricino le vetrine delle boutique più importanti e oggi mi ritrovo in negozio borse che valgono 10 volte quelle dell’epoca».
È stato sicuramente il precursore, almeno in Puglia, di questo business…
«In effetti quando ho aperto Bari non era pronta a questa tipologia di prodotto, le signore si affacciavano timorose, trattavano le borse come se fossero da buttare… oggi invece abbiamo tra i clienti le signore della Bari bene ma anche la persona comune, perché vendiamo borse da 200 euro a cifre molto più importanti».
La più costosa che ha venduto?
Una Birkin Cocoodrillo da 50mila euro, venduta online ad una imprenditrice tedesca.
Come descriverebbe la sua attività?
Lusso usato, ecologico, circolare, sostenibile, innovativa anche dal punto di vista culturale. Perché fa bene a chi compra, a chi vende e al pianeta.
Come effettua gli acquisti?
Acquistiamo da privati ma principalmente da grosse aziende estere o case d’asta. Ovviamente sono sempre prodotti già certificati e garantiti. Noi stessi rilasciamo un nostro certificato con numero di serie e reperti fotografici.
I marchi più richiesti?
Le vendite quotidiane sono basate principalmente su Louis Vuitton, poi Chanel ed Hermes. Di italiano Gucci e Prada.
Negli anni avete esteso la vostra offerta, per quale motivo?
Trattiamo principalmente borse ma abbiamo anche foulard, bigiotteria, profumi, qualche capo di abbigliamento, cinture: serve per dare una offerta totale alle clienti.
Che risultati sta dando l’apertura di Molfetta?
Sta andando molto bene e ci ha consentito di prendere una fetta di clientela locale non barese che non ci conosceva, oltre a tanti turisti. E sta funzionando anche il nostro corner nella gioielleria di famiglia che abbiamo nell’aeroporto di Bari.
Quanto contano i social nel vostro business?
I social ci aiutano molto, abbiamo oltre 40.000 followers tra Instagram, Facebook e Tik Tok. Facciamo post e live: ormai siamo obbligati ad essere anche dei “content creator”.
Cosa c’è nel vostro futuro?
A novembre apriamo in via Sparano, al posto della gioielleria dei miei genitori, che si sposta in piazza Umberto.
Le clienti entrano ancora in negozio diffidenti?
No, oggi la diffidenza non c’è più.












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