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Massimiliano Martino: il gioiello che ha un’anima

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Massimiliano Martino: idee chiare

Massimiliano Martino ha deciso di andare controcorrente: nella sua gioielleria di Bari propone, accanto ai marchi più popolari, i suoi brand, Martino Be Brilliant e Martino 1968. Una scelta che si è rivelata vincente. E ora si appresta ad affontare due nuove sfide…

Massimiliano Martino, direttore creativo e amministratore di Martino Diamanti, sta dimostrando come una gioielleria del Sud Italia può trasformarsi in un brand capace di mettere sul mercato gioielli non solo meravigliosi ma che donano alle donne una certa personalità. L’imprenditore e designer barese, 45 anni, sta scrivendo un nuovo avvincente capitolo di una storia che ha avuto inizio nel 1968, quando suo padre aprì l’orologeria. Una transizione nata dall’analisi del mercato.

massimiliano martino

«Nel 2011, quando ci fu il passaggio di consegne da papà a me, presi visione di quello che era il mercato e decisi di spostare il core business dall’orologio alla gioielleria. Oggi quest’ultima rappresenta l’80% del nostro volume d’affari. Parliamo di gioielli, diamanti e pietre preziose».

massimiliano martino

Cosa la convinse?

Sentivo che il cliente aveva bisogno di gioielli ma anche di informazioni gemmologiche e manifatturiere, sulla produzione, su come nascono anelli, bracciali e le altre creazioni. Così sono andato più volte a Valenza, capitale della produzione di gioielli. E abbiamo costruito il progetto di brand, che ha visto crescere i nostri due marchi: Martino 1968 e Martino Be Brilliant, che
hanno entrambi alle fondamenta il imprenditori made in Italy.

Cosa li differenzia?

I due marchi sono nati con declinazioni diverse. Be Brilliant è più anticonformista e indipendente. Lo definirei anche più cattivo, visto che per esempio lavoriamo con l’oro neo. È per quel pubblico femminile che ama regalarsi un gioiello, non solo farselo regalare. Insomma, se metti il tacco 12 e hai i capelli blu, non puoi non indossare un gioiello Be Brilliant.

be brilliant

Martino 1968 invece è per un pubblico romantico: il solitario, la veletta, il trilogy, insomma, siamo accanto alle persone nel momento del fidanzamento, del matrimonio e dell’anniversario.

Lei che ruolo gioca nel processo produttivo?

Il mio è il pensiero dell’artista che mette in azione il designer e il processo
di produzione artigianale. C’è prima il disegno del gioiello, poi la produzione
del modello in 3D con una cera estetica che consente di valutare eventuali errori tecnici. Quindi intervengono l’orefice e l’incastonatore.

Che difficoltà ha incontrato nel suo percorso?

Soprattutto all’inizio, negli anni 90 e 2000, il pubblico cercava il brand, il prodotto noto e facilmente vendibile. Quindi avevamo bisogno di recuperare il
gap con il know-how. E ci siamo affiancati a consulenti in grado di farci azzerare questo gap. Il tempo ci ha dato ragione: negli ultimi anni abbiamo registrato una forte crescita, siamo passati dal vecchio negozio di da 35 al nuovo showroom di 185 mq, il tutto lavorando solo sul nostro marchio.

martino 1968

Cosa vede nel futuro?

Una boutique in centro città e un lavoro mirato al one to one: andremo a casa delle persone. È un po’ l’imitazione del modello Amazon: loro lo fanno facendo leva sul prezzo, noi invece con un servizio “sartoriale”. Credo che il “su misura” sia possa essere un’idea vincente anche nel nostro settore.

C’è già qualche azienda del suo settore che lo fa?

No. Non mi sono ispirato a nessuno, la mia è solo presunzione imprenditoriale e valutazione di mercato. Un negozio in centro e servizio one-to-one.

Che tempi si è dato?

Entro due anni.

Cosa l’ha colpita dei diamanti?

La bellezza, ma anche il fatto che siano invincibili e che vadano oltre l’umano. Mi piace il fatto che facciano innamorare le persone: il diamante diventa la
cornice di un quadro famigliare.

A proposito di famiglia, lei spera che i suoi figli proseguano questa attività?

Mi farebbe piacere, ma sono dell’idea che un’azienda può avere una fine. Ci sono uomini che devono fare un percorso e poi devono lasciare il testimone.
Tra 15 anni, ovunque sarò arrivato, io metterò il punto. Cosa accadrà dopo non lo so.

Qual è il suo gioiello preferito?

L’anello: perché lo scelgono 8 donne su 10. Si vede molto, fa la differenza, è
coerente con la gestualità di ognuno di noi. Ogni donna, dopo che si trucca,
indossa l’anello per sentirsi regina.

massimiliano martino

Fotografie di Arnaldo Di Vittorio

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