Personaggi

Lolita va in tv

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Dalle pagine dei libri al piccolo schermo: l’attrice Luisa Ranieri sarà la commissaria Lobosco in una fiction. Intanto l’ultimo libro dell’autrice barese, “I quattro cantoni”, scala le classifiche

Serena Manieri

DA OLTRE 10 ANNI INTRIGA I lettori con i suoi noir dove il mistero e l’indagine si intrecciano nei nodosi rami degli ulivi pugliesi. Gabriella Genisi divide il suo cuore tra la Puglia e Parigi, luoghi dove nascono le suggestioni che prendono vita nei suoi romanzi. Quattordici in tutto, di cui otto della serie della commissaria Lolita Lobosco, a breve sul piccolo schermo con il volto di Luisa Ranieri. La incontriamo a Bari, in occasione della presentazione del suo ultimo lavoro, “I quattro cantoni”.

Un sospiro di sollievo per tutti i tuoi lettori che, dopo Pizzica Amara, vedono tornare in azione
la commissaria Lobosco…

Sì. Con “I quattro cantoni” (edizioni Sonzogno, ndr) Lolita torna sulle scene come protagonista di un nuovo caso da risolvere, ambientato ancora una volta nei dintorni di Bari. Tra mille ostacoli incontrati all’interno del suo stesso ambito professionale e qualche novità a livello sentimentale, si ritrova a mettere insieme i pezzi di una storia oscura, dal- la risoluzione non scontata.

Due romanzi pubblicati a distanza di pochi mesi, che percorrono parallelamente la storia di quelle che, oramai, possiamo definire le due protagoniste dei tuoi noir. Qual è stata la risposta del pubblico a questo tuo doppio colpo di scena?

Devo ammettere che, poco prima dell’uscita di Pizzica Amara ho prova- to timore per la reazione dei lettori di fronte ad un nuovo personaggio. Negli anni, Lolita ha conquistato il cuore del pubblico, che ne segue con costanza le storie. Tuttavia, in quel momento, tanta era la voglia di dare avvio ad una nuo- va serie, partendo proprio da un nuovo personaggio. Così è nata Chicca Lopez e la risposta dei lettori è stata, ancora una volta, sorprendente.

Due donne molto diverse tra loro…

Quando ho iniziato a tracciare il personaggio di Chicca Lopez ho voluto fortemente che differisse da Lolita. Il cambiamento è nato dalla stessa ambientazione, poiché ho lasciato la terra di Bari per spostarmi in Salento. Da lì ho iniziato a costruire tratti nuovi: mentre Lolita è una poliziotta, una donna nel pieno della sua maturità, Chicca Lopez è arruolata nell’Arma dei Carabinieri. La vediamo in un episodio a soli venticinque anni, ancora Brigadiere e poi Maresciallo prima ancora di compierne trenta. Parliamo anche di due fisicità diverse, considerando la giunonica femminilità di Lolita e la statura più esile, più mascolina di Chicca; la prima gira in cabrio, la seconda ama le moto di grossa cilindrata. Altra differenza sostanziale è la loro sessualità: Chicca Lopez, ha una relazione con una donna e si definisce gender fluid.

Possiamo individuare, però, tra loro, anche tratti sostanzialmente comuni. Caratteristiche a cui si deve il progressivo affermarsi della donna in contesti ancora oggi prevalentemente maschili…

Sono sicura che, se queste due donne si conoscessero, andrebbero assolutamente d’accordo: hanno un’integrità morale e un approccio rigoroso alla professione che sicuramente le accomuna. In generale, sono convinta che scrivere di donne non sia mai troppo scontato. Superata ormai da decenni la scrittura femminile esclusivamente intimista, siamo oggi in grado di raccontare le donne immerse nei contesti universali e di trattare tematiche quanto mai serie e attuali: una di queste è il nostro inserimento nei ruoli apicali della società, che è ancora una strada in salita. Ci sono, oggi, tante donne magistrato, commissario, carabiniere, ma ancora c’è da parte degli uomini una certa reticenza nel riconoscerne l’autorità. Ci sono campi dove le donne non sono ancora arrivate, ma sono certa che, passo dopo passo, riusciremo in questo intento.

Quanto ti somigliano queste donne?

Chicca Lopez non ha nulla di me, mentre Lolita sicuramente mi somiglia di più perché è una donna barese con le mie stesse passioni: il mare, le macchine cabrio, la cucina…

E proprio quest’ultimo è un elemento che ti caratterizza molto; che dalla tua vita personale si è trasferito nei tuoi romanzi…

Trovo che cucinare e scrivere siano due attitudini molto simili: mettere insieme ingredienti diversi e tirare fuori un prodotto di senso, di gusto, qualcosa che è ancora diverso dagli elementi di partenza. In Puglia, poi, cucinare vuol dire amare. È il nostro modo per prenderci cura delle persone, per rinsaldare i rapporti, per ancorare alla memoria momenti importanti. Nei miei libri c’è molto territorio e il cibo è un tratto distintivo della nostra terra: per questo ritengo che le storie che racconto non possano prescindere dagli odori, dai sapori, dai colori della gastronomia locale.

Il territorio, appunto. Oltre a raccontarne le bellezze, non ti tiri certo indietro dall’affrontare tematiche importanti ad esso legate, talvolta anche spinose. Penso non solo al ruolo della donna del Sud all’interno del tessuto sociale, ma anche al tema ambientale…

Non è un caso che, oramai, il romanzo sociale abbia passato il suo testimone al giallo e al noir, generi amatissimi dai lettori. E nei miei libri la traccia poliziesca è importante tanto quanto il racconto del territorio a tutto tondo, nelle sue ricchezze e nelle sue criticità. Mi piace pensare i miei libri come delle indagini parallele sulla nostra terra, tramite le quali venire a contatto con realtà di cui non si ha notizia. Ad esempio, tanti lettori di “Uva Noir” (Marsilio Editore, 2012, ndr) non erano al corrente di come purtroppo il mare pugliese fosse stato utilizzato in passato anche come discarica di rifiuti tossici e radioattivi.

Dopo otto romanzi della serie di Lolita, ti approcci oggi ad un passaggio importante: dalla tua penna, la nostra commissaria prende vita sul piccolo schermo: da autrice, creatrice di queste storie, di questo personaggio, quali sensazioni vivi?

È per me un passaggio davvero molto emozionante. In queste settimane si sta lavorando tra il Lazio e la Puglia alle riprese della mini-serie ispirata ai primi quattro romanzi di Lolita per la casa di produzione Zocotoco di Luca Zingaretti e la regia di Luca Miniero. E sapere che sarà Luisa Ranieri a vestire i panni della protagonista mi riempie di gioia. Sono consapevole che il linguaggio letterario e quello televisivo sono molto diversi tra loro e che, quindi, qualche elemento potrà perdersi, o essere aggiunto. Però è un traguardo che mi inorgoglisce perché la televisione ha una diffusione molto più capillare dei libri e so che il mio personaggio arriverà davvero lontano. Da autrice, disegnatrice delle storie di Lolita Lobosco, non sto davvero più nella pelle!

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