Il nuovo numero vi aspetta in libreria dall'1 Gennaio

 


Il Magazine per chi è Orgoglioso di essere, o sentirsi, Pugliese

Linfa Vitale

Nelle scorse settimane Nicola Tattoli, uno dei fondatori dell’associazione Pugliesi a Milano, mi ha chiesto di parlare di “Opportunità in Puglia” nel corso di un evento di networking organizzato sulla terazza di Palazzo San Giovanni, a Morciano di Leuca. In quella occasione sullo stesso argomento sono intervenuti altri ospiti che hanno raccontato le esperienze che stanno vivendo in questa regione. L’invito era giunto perché “Amazing Puglia” è stato assimilato ad un esempio di opportunità: il suo successo testimonia che anche in una regione del Sud, in questa regione in cui si leggono pochi libri e si comprano pochi giornali, si può iniziare una avventura imprenditorial-editoriale di alto livello che racconti quanto di meglio c’è o accade sul territorio. Ma la cosa bella è che da quando questo progetto ha iniziato a prendere forma, circa un anno fa, di opportunità io ne vedo ogni giorno, alcune appena nate, molte già realizzate e capaci di camminare su solide gambe, altre ancora allo stato embrionale: delle idee pronte a sbocciare e creare nuove imprese e nuova occupazione. Da quattro numeri vediamo e raccontiamo storie di resurrezione e di orgoglio. E in fondo “Amazing” nasce proprio per dare una vetrina, cartacea, online e social alla Puglia migliore, quella dell’economia, della cultura, dell’impegno sociale che diventa impresa. In ogni numero stiamo narrando storie di uomini e donne che ce l’hanno fatta, che ci credono, che scommettono su questa terra, che non sempre è la loro terra. E credetemi, non è difficile trovare queste storie, anzi,ogni tre mesi siamo costretti a lasciarne fuori alcune, che poi riprendiamo nel numero successivo. Forse non è un caso che lo spazio dedicato alle start-up, quello che mi sta più a cuore, sia anche quello che sta avendo maggiore successo: raccontare le scommesse e la caparbietà dei giovani pugliesi che restano qui per creare le loro aziende ci rende orgogliosi.

In Puglia abbiamo fatto tanto ma c’è tanto ancora da fare, e sono convinto che i migliori anni siano quelli che devono ancora venire. Non lo dico perché sono un inguaribile ottimista, ma perché in queste settimane ho conosciuto tante persone non pugliesi che hanno deciso di investire qui: milanesi, romani, inglesi, imprenditrici svizzere, un’artigiana belga, emigrati di ritorno dagli Stati Uniti… Le loro presenze non sono importanti solo perché portano soldi e muovono l’economia locale. I loro arrivi sono importanti anche perché ci arricchiranno culturalmente, ci contamineranno, porteranno nuova linfa vitale, spirito manageriale, magari anche quella precisione e quella accuratezza che noi meridionali spesso trascuriamo.

Lasciate che vi racconti questo episodio. Nel corso dell’estate ho visitato Bovino, perché volevo conoscere di persona un ragazzo, Michele Grande, che mi aveva contattato per scrivere un articolo sul suo paese (lo abbiamo pubblicato sul secondo numero). Per arrivare a Bovino, partendo da Gravina, dove mi trovavo per incontrare un imprenditore la cui storia raccontiamo in questo numero del magazine, ho dovuto viaggiare in auto per circa 90 minuti in mezzo al deserto dell’alta Murgia. Strade praticamente vuote, ogni tanto qualche gregge di pecore, all’orizzonte solo pale eoliche e colline spoglie. Quando sono arrivato a Bovino mi sono reso conto che si trattava di un centro di poche case costruite intorno al piccolo Palazzo Ducale, e mi sono chiesto che diavolo andassero a farci così tanti turisti in quel paese di 4000 anime. Ebbene, l’ho capito nel giro di un paio d’ore, ascoltando Michele raccontarmi con grande ardore e ricchezza di dettagli la storia della cattedrale e del castello, che gestisce insieme ad altri amici e le cui 8 stanze sono sempre piene di stranieri.
L’ho compreso ascoltando i racconti del signor Carlo Di Giovanni, incontrato per caso nel borgo antico: un uomo di 82 anni che attende i turisti sulla porta della sua “cantina” dove, a 10 metri sotto terra, stagiona qualche caciocavallo, prepara la marmellata di petali di rosa e la crema di aglio. Prodotti che ti racconta e che ti fa degustare senza chiedere in cambio un solo euro, ma regalandoti attimi di incommensurabile felicità. L’ho capito sentendo parlare Luigi Scapicchio, il barbiere del paese, che lavora in una bottega aperta quasi 200 anni fa dal suo trisnonno, dove ancora oggi si usano le antiche poltrone e rasoi vecchi di decenni, finanche dei coltelli giapponesi conservati con grande cura. Un barber shop meta di decine di fanatici della barba, disposti a sobbarcarsi decine di chilometri in auto per sottoporsi ad un trattamento di 50 minuti che li rende più attraenti e probabilmente fa loro ritrovare la pace interiore. Ecco, nelle parole di Michele, negli occhi di Carlo e nel sorriso di Luigi io ho trovato la luce. Quella luce che si accen- de quando si ama la propria terra in maniera totale, quando c’è la passione per un lavoro (che a quel punto non pesa più, ma è puro divertimento) e quando c’è l’amore per un luogo. Quando c’è tutto questo, sui volti della gente vedete una luce diversa. Ed è così che nascono le opportunità in Puglia.