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Il Magazine per chi è Orgoglioso di essere, o sentirsi, Pugliese

La Puglia ha bisogno di startup legate al territorio

IL DOCENTE UNIVERSITARIO, INTERVISTATO DA ORONZO MARTUCCI, PARLA DI ENOGASTRONOMIA, FORMAZIONE, FASHION E GRANDI EVENTI

“STARTUP: FACILE A DIRSI, DIFficile a farsi. Eppure è lì, in quel percorso di innovazione che è possibile per tanti giovani diventare protagonisti, soprattutto nel Mezzogiorno e in Puglia”: ne è convinto il professore Francesco Lenoci, originario di Martina Franca, docente di Metodologie e determinazioni quantitative di azienda presso l’Università Cattolica di Milano e autore di 35 monografie su temi di Bilancio, Finanza e Revisione contabile, il quale ha messo la sua esperienza di conoscitore delle aziende a disposizione degli imprenditori che vogliono trovare nuove strade di business e soprattutto dei pu- gliesi che hanno voglia di radicarsi nella cultura del territorio e di affrontare la sfida del marketing e della conquista di mercati esteri. Un vero ambasciatore di Puglia, vicino alle espressione del territorio, come accade ai produttori pugliesi di vino che espongono al Vinitaly, allo chef martinese Martino Ruggieri che partecipa al Bocuse d’Or Europe 2018 di Lione (le olimpiadi della cucina), ai marchi del fashion dell’area jonica che espongono al Pitti Uomo Immagine. Nel mese di maggio è stato tra i relatori al convegno-concorso sulle start up organizzato dal Distretto 2120 del Rotary a Specchiolla, sulla costa di Carovigno, e ha valutato il percorso compiuto da 10 startup. Nei giorni scorsi ha svolto analogo compito all’Aquila.

Professore Lenoci, riprendiamo il filo del discorso: startup, facile a dirsi, difficile a farsi. Il rischio che si perda- no per strada è molto alto.

“E’ già difficile per i ragazzi presentare in 5 minuti il pitch di una start up in modo da attrarre l’interesse degli investitori. Ancora più difficile è percorrere il primo miglio, cercando di generare ricavi nel primo anno di vita. Senza ricavi l’idea si spegne”.

Cosa serve alle startup per percorre il primo miglio e per evitare che l’idea si spenga?

“Sono necessari incubatori. Poi gli startupper devono passare a realizzare prototipi per effettuare la sperimentazione necessaria e quindi per arrivare alla registrazione del progetto. In questo percorso i ragazzi hanno bisogno di aiuto, un aiuto che spesso non trovano e da soli rischiano il naufragio”.

A proposito di naufragio, lei al convegno di Specchiolla ha presentato una startup denominata “Mare culturale urbano a Milano”. Il mare a Milano richiama il sorriso…

“Quella startup è straordinariamente innovativa, perché fa impresa sociale, ha superato abbondantemente il primo miglio e sta cambiando il volto della periferia di Milano grazie alla cultura e a un percorso di rigenerazione urbana delle periferie. Nell’ultimo anno le iniziative della startup hanno visto la partecipazione di 80 mila persone in Ca- scina Torrette, dalle parti di Via Novara, dove sono stati organizzati concerti di vario genere, spettacoli teatrali e quindi attività di ristorazione. Possiamo dire che ha portato il mare diffuso e l’onda alta in periferia”. Le storie di successo delle startup sono quasi sempre collegate all’alta tecnologia.

Lei pensa che bisogna guardare altrove, soprattutto in Puglia. Perché?

“Non metto in discussione le iniziative di chi lavora su startup collegate all’alta tecnologia. Però è difficile fare concorrenza a tutto ciò che può nascere nella Silicon Valley, dove operano migliaia di startup innovative nel settore informati- co ed elettronico, a loro volta collegate a parchi scientifici e tecnologici. Noi abbiamo altro su cui puntare, dobbiamo privilegiare iniziative legate alla valoriz- zazione del territorio, alla bellezza, alla cultura, all’arte”.

Anche qui: facile a dirsi, ma difficile a farsi. Il territorio, nonostante alcune eccellenze che operano nel settore turistico, della ristorazione e del fashion, resta sostanzialmente povero, con poche opportunità di lavoro e con redditi medi che sono la metà di quelli dell’area di Milano, come emerge dall’ultimo rapporto Istat.

“La startup innovativa deve presentare una buona dose di incoscienza, esplorare campi che possono apparire difficili. Per questo motivo sottolineo il valore del territorio come luogo e prodotto dell’innovazione e spiego l’esempio del Mare culturale urbano a Milano per rivitalizzare le periferie e allo stesso tempo sviluppare un modello di business innovativo”.