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IMPRESA FAMILIARE E DIRITTI DEL CONIUGE/CONVIVENTE

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lorenzo iacobbi diritti coniugi/conviventi

I riflessi patrimoniali delle crisi di coppia: il contratto d’impresa e i patti di famiglia.

Nel panorama delle piccole e medie imprese familiari, la figura del coniuge (e del convivente) può rivestire un ruolo centrale laddove il soggetto risulta impegnato attivamente all’attività lavorativa dell’azienda, contribuendo in molti casi al suo successo. L’avvocato Lorenzo Iacobbi, esperto nel settore, chiarisce qual è il ruolo del coniuge/convivente all’interno di un’impresa familiare e quali sono i suoi diritti.

Quando un coniuge/convivente può ritenersi componente di un’impresa familiare?

Il coniuge, insieme ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado, è considerato un partecipante all’impresa familiare, a condizione che presti un’attività lavorativa continuativa e prevalente. Spesso, però, si tratta di collaborazione non formalizzata, ma che, in ogni caso, ove dimostrata, da diritto al coniuge di percepire una quota degli utili e dell’incremento patrimoniale, proporzionata al contributo effettivo.

Quali rischi comporta non formalizzare la partecipazione all’attività d’impresa familiare?

Nella prassi, il contributo offerto in modo informale genera non pochi problemi nel momento in cui lo stesso viene rivendicato in sede giudiziale, al fine di godere dei diritti di cui sopra. La Giurisprudenza, sul punto, è unanime nel richiedere prove certe di una partecipazione continuativa e determinante del coniuge all’attività dell’impresa familiare.

Come tutelarsi allora?

È consigliabile, per il coniuge/convivente, contrattualizzare l’accordo di impresa familiare, specificando i compiti nella gestione ordinaria e straordinaria dell’azienda. Stabilire chiaramente le modalità di gestione, inclusa la decisione sull’utilizzo degli utili e degli incrementi, la gestione straordinaria, gli indirizzi produttivi e la cessazione dell’impresa, è fondamentale per evitare conflitti i quali si manifestano, principalmente, all’insorgere della crisi coniugale. Secondo la legge, il coniuge/convivente che dimostra di aver partecipato all’impresa familiare ha diritto alla partecipazione agli utili e agli incrementi dell’azienda oltre che alla prelazione in caso di alienazione di quest’ultima. È bene precisare che la separazione legale o consensuale non comporta automaticamente la perdita della qualifica di partecipante all’impresa familiare, a meno che la collaborazione non si configuri impossibile all’interno del nucleo familiare.

Anche il convivente, quindi, gode degli stessi diritti del coniuge all’interno di un’impresa familiare?

Certamente! Ciò è dovuto grazie ad un recentemente pronunciamento della Corte Costituzionale la chiarito che anche il convivente di fatto ha diritto a essere considerato parte dell’impresa familiare, equiparandolo cosi al coniuge e dichiarando illegittimo l’art. 230-bis, terzo comma, del Codice civile nella parte in cui, appunto, non include come familiare, oltre al coniuge, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo, anche il convivente di fatto.

Quali posso essere altri interventi a tutela dei partecipanti ad un’impresa familiare?

Uno strumento giuridico atto a garantire la continuità aziendale e prevenire potenziali conflitti familiari è il cosiddetto “patto di famiglia”.

Si tratta di un contratto con cui l’imprenditore può trasferire l’azienda a uno o più discendenti, assicurando agli altri legittimari, incluso il coniuge, una compensazione adeguata. Tale meccanismo consente di pianificare il passaggio generazionale, tutelare la continuità aziendale e prevenire liti ereditarie. In sintesi, il patto di famiglia è uno strumento efficace per la pianificazione della successione aziendale, che offre vantaggi in termini di continuità, protezione degli eredi e benefici fiscali, ma richiede attenzione alla sua corretta applicazione e alle implicazioni legali e fiscali che ne derivano. In conclusione, è bene affidarsi a professionisti specializzati nel settore per veder tutelata la figura del coniuge/convivente, garantita la continuità aziendale e, nel contempo, scongiurata l’eventualità di conflitti familiari all’interno della stessa.

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