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Il Magazine per chi è Orgoglioso di essere, o sentirsi, Pugliese

“Ilva, Zes, Tap: basta litigare su tutto. A volte mi chiedo se siamo una Regione”

Il presidente di Confindustria Brindisi, Giuseppe Marinò, critica i localismi e lancia una proposta per riaprire i capannoni chiusi dalla crisi: “Consentiamo il trasferimento di quote-lavoro dalle fabbriche del Nord».  
MEZZOGIORNO  
Presidente, a livello nazionale si registrano dati confortanti: l’economia italiana è ripartita. Conferma? Lo dicono i dati e le statistiche, ma purtroppo abbiamo un’Italia che viaggia a due velocità. Negli ultimi tre anni il Paese ha sicuramente fatto registrare una inversione di tendenza: la locomotiva che camminava a marcia indietro si è finalmente fermata ed ha cominciato a muoversi in avanti, ma c’è un Nord, in particolare il Nord-Est, che va veloce, superando i valori del Pil, e un Sud che va piano, molto piano.   Chi è stato il protagonista assoluto di questa inversione di tendenza? Intanto sono cambiati gli indicatori internazionali e l’economia mondiale, ma mi lasci dire che buona parte del merito è stato di noi imprenditori. Di tutte quelle aziende che volevano ripartire. È venuto fuori il meglio di ciò che siamo, lo spirito di persone che non sono disposte ad arrendersi.   Cosa suggerisce per ridurre il gap Nord-Sud? In Confindustria ho proposto di avvicinare i bisogni degli uni alle esigenze degli altri. Mi spiego meglio: il Sud ha esubero di posti di lavoro, mentre al Nord non trovano operai specializzati, e a volte li “importano” dai paesi dell’Est Europa. Facciamo allora in modo che questa domanda e questa offerta si incontrino.  
INCENTIVI  
Sta pensando a nuovi incentivi per delocalizzare aziende al Sud, magari per costruire altre cattedrali nel deserto, prendere fondi statali e poi scappare via? Assolutamente no! Propongo di trovare strumenti incentivanti per consentire alle imprese del Nord Est di trasferire quote di lavoro negli stabilimenti del Sud dismessi o in crisi. Rimettiamo in moto le macchine già esistenti e ferme! Un po come quando, in riferimento all’edilizia, si dice che non bisogna più costruire nuovi palazzi ma recuperare l’esistente.   Sarebbe anche un bel segnale della politica verso il Mezzogiorno, visto che di Mezzogiorno si è tanto parlato nell’ultima campagna elettorale…   Esatto, sarebbe un grande segnale per il Mezzogiorno. Vede, anche nel Nord Est la crisi ha colpito duro, c’erano intere strade di capannoni chiusi. Ce ne sono ancora, ma molti hanno riaperto i cancelli. Ecco, siccome qui al Sud la crisi ha lasciato solchi più profondi ed effetti devastanti, facendo scomaprire non alcune attività, ma interi settori, allora qui più che altrove va dato un segnale forte.   Cosa si aspetta dal 2018?   Innanzitutto che si risolvano le questioni importanti che ci trasciniamo dietro da ormai troppo tempo e delle quali si è tanto parlato nel corso del 2017. La prima ovviamente è l’Ilva, su cui nutro ancora enormi preoccupazioni. Quello tra istituzioni locali e governo è un tira e molla che non porta da nessuna parte.
  ILVA-TAP-ZES
  La seconda? La battaglia ideologica sulla Tap. Diamo dimostrazione che non sappiamo prendere atto che ci sono opere strategiche che vanno realizzate e che non si può sempre rimettere tutto in discussione. Abbiamo visto immagini davvero brutte: i cordoni di polizia, le recinzioni metalliche a difesa di un cantiere e di chi ci lavora. Un territorio che non dà certezze fa scappar via investitori e opportunità. E vuole un altro esempio?   Prego…   Le Zone economiche speciali: anche lì siamo stati bravi a dividerci, a parteggiare per una parte o per l’altra, a tentare di far vincere i localismi perdendo di vista il macro-obiettivo. Con il risultato che anche in questo caso registriamo ritardi. Tutto ciò nuoce ai pugliesi. Tanto che a volte mi chiedo se siamo davvero una regione unica o un agglomerato di territori pronti a darsi battaglia.  
BARI-BRINDISI
  I problemi sono chiari, ci dà qualche soluzione?   Servono procedure snelle e veloci per realizzare le infrastrutture e consentire a chi vuole investire di poterlo fare in tempi rapidi e certi. E poi bisogna saper sfruttare i fondi europei, fin quando ci saranno. Se finora sono stati spesi principalmente nel Nord della regione un corto circuito deve esserci stato. E guardi che non faccio parte del partito che sostiene che i baresi sono baricentrici e si prendono tutto. I baresi sono solo più bravi, e li ammiro per questo. Anziché criticarli, qualcuno dovrebbe imitarli e prendere esempio.   Da presidente di Confindustria Brindisi come vede la realtà brindisina e il declino della sua realtà industriale? Brindisi non sarebbe mai stata ciò che è senza il suo porto. La città ha vissuto i momenti più belli della sua storia intorno ad esso e da anni sostengo che la sua salvezza passa necessaria- mente da un rilancio dello scalo portuale. Servono dunque decisioni strategiche, come un nuovo sistema di alimentazione delle navi moderne, la stazione di rifornimento di gas liquefatto a cui Ugo Patroni Griffi ha già fatto riferimento nelle scorse settimane. Realizzarla significherebbe riportare in città gran parte del traffico passeggeri che è andata persa negli anni. È una occasione da cogliere, senza se e senza ma.