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Così diverso, così uguale: Gabriele Ceglie

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«Ho 18 anni. Da 15 sono disabile. Ma studio, suono la chitarra, uso i social, faccio karate. Come tutti voi. Perché la diversità è solo un punto esclamativo, fisso nella mente di alcuni».
– Gabriele Ceglie

Il mio nome è Gabriele, a breve compirò 18 anni. I primi tre anni ho vissuto come tutti i bambini. Sano. È così che si dice vero? Dopo è arrivata quella cosa insulsa che successivamente mi ha reso un disabile grave.

ragazzo disabile

Quindi è da 14 anni che sono rinato e sono sulla terra. I primi 7 anni sono stati come andare in guerra, tra le mie paranoie, le mie paure, la voglia di sparire e quella di fiorire, ho conosciuto la morte un po’ troppo presto, sono rinato tra le lacrime, ed allora ho deciso che non mi serve essere meglio di nessuno, mi basta essere ciò che sono e ne vado fiero, gli altri non li penso.

Ciononostante alcune volte questa vita pesa tanto, si va avanti ugualmente. Sono un ragazzo con tante ambizioni, studio, vado al liceo e frequento il terzo anno, sono un anno indietro rispetto agli altri, per via di quello che anni fa mi è accaduto. Cioè, passare da una vita da normodotato ad una da disabile grave. Per questo motivo mamma e papà decisero di farmi recuperare l’anno di asilo anziché mandarmi a scuola.

Sono un karateka e amo questa disciplina che mi ha insegnato tanto, come per esempio non trattenere la rabbia anzi, la stessa rabbia la trasformo in forza. Ho imparato a difendermi non solo con il corpo ma anche con la mente, ho imparato grazie al karate come respirare ad occhi chiusi, cosa per voi facile da fare, per me no. Ed ho imparato come abbinare ogni profumo alla voglia di vivere.

gabriele ceglie

Non parlo bene a causa della malattia avuta anni fa, ho ascoltato se pur con fatica i continui consigli e a volte rimproveri che mamma mi faceva: «Scarica l’app, Gabriele, e fatti leggere un libro che a te piace, la lettura ti aprirà la mente e ti aiuterà ad essere ciò che vorrai in futuro. Si arrende chi è debole, non chi lotta per vivere». È così che sono cresciuto, tra una madre troppo presente ed impegnativa ed un papà amorevole che mi incoraggiava. Il bello della mia famiglia è che non mi hanno mai vissuto da disabile, anzi, se proprio devo raccontarvi tutto, la mamma mi ha sempre detto che ad ogni età avrei conosciuto una verità sulla mia malattia e che essere tale non avrebbe significato nulla se non un punto in più, se solo io (noi) l’avessimo fatta diventare nostra alleata.

Vivo in una famiglia in cui il compagno di mia madre è per me come un fratello maggiore, nonostante il mio papà sia ugualmente presente nella mia vita.

disabile

Sono un ragazzo come gli altri, amo la musica, ho imparato a suonare la chitarra. Ricordo quando chiesi a mamma di mandarmi presso una scuola per imparare a suonare lo strumento, anche li mi rispose che potevo imparare tramite i programmi su YouTube e i libri di papà ed anche con il suo aiuto. «Potere è volere», diceva. Aveva ragione.

Mi piace andare a pescare con mio padre, assieme ci facciamo tante risate e ci rilassiamo. Lui mi ha insegnato come approcciarmi al mare, elemento fondamentale per tutti noi, che può essere nostro amico ma se non sappiamo ascoltarlo può diventare nostro nemico.

Ho una sorella maggiore, con la quale adoro litigare, anche lei è tanto impegnativa e a suo modo anche adorabile.

Se pur tardi, sto apprezzando la lettura e la scrittura, scrivo facendomi aiutare da un programma, non riuscendo a scrivere correttamente. Faccio un macello di errori: non parlando bene, non riporto correttamente. Ma sinceramente me ne frego, l’importante è che il concetto arrivi a chi voglio io.

gabriele ceglie

Sono felice, ho voglia di vivere come tutti i ragazzi della mia età. Sono molto autoironico. In casa ad esempio c’è mamma che non perde occasione per farmi sorridere. Come dice lei: «Quando tira vento di scirocco al mio ragazzo si intreccia la lingua».

So per certo che nulla ritornerà come prima, solo il respiro rimarrà tale, gli odori ed i colori. Ma quanto può essere dura la salita? Troppo. Nonostante tutto, è bello respirare quell’aria pulita quando arrivi in cima alla vetta. Poi arriva la notte e ricominciano i sogni, sogni che, per me stesso, mi impegnerò a portare a termine. Quindi, cos’è la diversità? È un punto esclamativo che è fisso nella mente di alcuni. Non abbiate paura di essa, abbiate paura della vostra mente.

Vi chiederete cos’è per me essere disabile? Ciò che per voi è essere naturalmente normodotati.

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