Pugliesi

Dina Manti – La politica della bellezza

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Coniugare cultura, diritti e sviluppo sostenibile. È stata la linea della sindaca di Corigliano d’Otranto nei suoi dieci anni di mandato, fatto di visione, ascolto e coraggio

Words Daniele Pratolini

Esiste una politica che si muove con passo lento e giorno dopo giorno cresce e costruisce. Una politica che riesce a coniugare cultura, diritti e sviluppo sostenibile. È la politica che Dina Manti, sindaca di Corigliano d’Otranto ha adottato in questi dieci anni di mandato, fatto di visione, ascolto e coraggio. Dalla rinascita del Castello Volante, che grazie al potere dei festival hanno dato una spinta al motore sociale ed economico, passando per le unioni civili, la lotta alla discarica, i servizi alle famiglie e il suo impegno nella Notte della Taranta: emerge una visione politica che ha radici profonde legate all’ascolto e all’amore per il proprio paese. «Perché – spiega – fare politica oggi significa soprattutto restare umani».

Qual è stata la prima cosa che ha fatto da sindaca ben dieci anni fa?
Ho riaperto le concessioni per le licenze di somministrazione nel centro storico. Prima erano contingentate. Io invece ho voluto restituire libertà d’impresa. Per me era una questione di giustizia economica. Chi voleva aprire un ristorantino, un’attività, doveva poterlo fare, soprattutto i giovani, quelli che tornano e vogliono investire nel proprio paese. Era una scelta anche culturale: far rinascere il centro storico, farlo vivere davvero, proprio come lo vediamo ora.

Che valore ha oggi per lei il Castello Volante e perché non ha esternalizzato la gestione?
Non volevo che il castello diventasse un luogo per pochi. Volevo che restasse dei coriglianesi: aperto, accogliente, vivo. Oggi è un simbolo di rinascita, un luogo di cultura, libertà e relazioni. Prima era un luogo soltanto storico, oggi c’è una comunità attiva: musica, cinema, arte. Ed è proprio questo il senso del partenariato pubblico-privato: garantire l’interesse collettivo, senza perdere l’anima del posto.

Di recente Corigliano è stato l’unico Comune premiato dalla Regione Puglia, nell’ambito delle Best Practices per la parità di genere.
Il progetto premiato riguarda l’anticipazione del servizio mensa scolastico, pensato per sostenere concretamente le mamme lavoratrici e, più in generale, le famiglie. Un’iniziativa semplice ma concreta, che mette al centro il benessere della comunità. Essere l’unico Comune premiato, accanto a imprese e associazioni, è per noi motivo di orgoglio e uno stimolo a continuare su questa strada

È stata una delle prime sindache a celebrare le unioni civili.
È stato un gesto naturale, coerente con la visione che mi ha spinta a candidarmi con la lista “Corigliano Città di tutti”. Una comunità si regge sulle differenze, e proprio nelle differenze si cresce. Diritti, accoglienza, parità: non sono parole astratte, ma la base di un paese che vuole essere davvero di tutti. Come diceva Don Tonino Bello, la vera forza è nella convivialità delle differenze. E l’amore, se fa distinzioni, che amore è?

I festival culturali sono diventati un tratto distintivo di Corigliano. Che ruolo hanno avuto nel cambiamento del paese?
Ogni festival ospitato o ideato a Corigliano ha portato con sé un’idea, un messaggio, un’occasione di incontro. Non sono eventi fini a sé stessi, ma strumenti di trasformazione. Grazie alla musica emergente del SEI, alle parole contro la violenza di “Io non l’ho interrotta”, ai libri del Salento Book, alle immagini del Cinema del Reale, Corigliano è diventata un laboratorio culturale aperto, capace di generare riflessione, bellezza e relazioni. Ma soprattutto, questo fermento ha avuto un impatto concreto sul tessuto del paese: il Castello Volante è la matrice di un piano di ripopolamento che ha portato nuove forme di occupazione, l’apertura di B&B, ristoranti, attività artigianali e culturali. Abbiamo visto crescere l’imprenditorialità giovanile, e con essa la qualità dei servizi per i cittadini. La vittoria del Bando Borghi e dei finanziamenti per l’accessibilità ha rafforzato questa visione: Corigliano è oggi un luogo più inclusivo, accogliente, connesso. Il nostro obiettivo è stato anche ribaltare la narrazione sul Sud: da terra da cui si parte a luogo in cui si sceglie di restare o tornare. Nei piccoli centri come il nostro, la lentezza, la qualità delle relazioni e il costo della vita diventano punti di forza. Sempre più giovani scelgono Corigliano per lavorare in smart working, avviare progetti, costruire comunità. Non bastano le parole: serve una politica che accompagni questo cambiamento. E noi lo abbiamo fatto, nella pratica quotidiana.

Qual è il suo ruolo a La Notte della Taranta?
Sono nel cda della fondazione come rappresentante della Regione Puglia. Lavoro in stretta collaborazione con il presidente Bray con cui condivido le attività da mettere in atto. Il mio ruolo è quello di curare i rapporti con l’Orchestra, il corpo di ballo e gli enti. Considerata la mia attinenza caratteriale a costruire relazioni mi sono occupata di ricucire rapporti che negli anni si erano slegati. Ho utilizzato la formula del dialogo e dell’ascolto per ritrovare le radici identitarie e riportarle sulla scena. Mi piace molto collaborare con tutti ed il risultato è frutto di un lavoro corale, di squadra che parte dal presidente ai componenti del CdA, dipendenti, direttore artistico e amministrativo, orchestra e corpo di ballo. Per continuare a raccontare la storia di questa terra del Sud fatta di mani sporche di terra, di voci al calar del sole e di passi di libertà.

Perché la discarica non è mai entrata in funzione? E cosa avete fatto sul fronte dei rifiuti?
Perché ci siamo opposti con fermezza e coerenza. Corigliano è la città dell’acqua, ha una falda che serve al Salento, è una risorsa vitale, soprattutto oggi, tra crisi idrica e desertificazione. Abbiamo detto no in ogni sede istituzionale, scegliendo la tutela dell’ambiente. Sul fronte dei rifiuti abbiamo puntato su cultura e consapevolezza. La differenziata è cresciuta in maniera esponenziale non perché i cittadini temono sanzioni, ma proprio per una questione di rispetto dell’ambiente. Un cambiamento lento, ma profondo.

Cosa significa per lei fare politica oggi?
È non dimenticare mai che le persone vengono prima delle procedure. È sapere che se una donna ti ferma per strada e ti dice “mia madre deve fare una visita e io lavoro”, tu devi trovare una risposta. Anche piccola. Anche un servizio di accompagnamento. Anche solo ascolto. È questo che fa la differenza: la relazione, la fiducia, il sentirsi comunità. A Corigliano ci chiamiamo tutti per nome. E questo vale più di mille slogan.

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