Il nuovo numero vi aspetta in libreria dall'1 Luglio

 


Il Magazine per chi è Orgoglioso di essere, o sentirsi, Pugliese

Di Sciascio punta alla Cina. E spera in un Politecnico della Puglia

IL POLIBA ALL’AVANGUARDIA ANCHE NELLE COLLABORAZIONI CON LE AZIENDE
Eugenio Di Sciascio, 55 anni, professore ordinario di Sistemi Informativi, è rettore del Politecnico di Bari dall’1 ottobre 2013.   Come giudica l’offerta formativa universitaria pugliese? «L’offerta di corsi di laurea in Puglia copre un ampio ventaglio di aree di studio. Il Politecnico di Bari, in particolare, ha conservato i classici percorsi formativi delle due macro aree di ingegneria e di architettura, inserendone di nuovi che rispondessero alle esigenze sempre nuove del mercato del lavoro e delle nuove professioni e aggiornandoli anche con riferimento alla cosiddetta quarta rivoluzione industriale, la trasformazione digitale già in corso ma che ci riserverà, sia a livello di industria, sia di semplici cittadini, molte novità. Negli ultimi anni, abbiamo fatto un grande lavoro di razionalizzazione di tutti i corsi di laurea, dei curricula, delle lauree magistrali, anche in lingua inglese, innovando dove vi era più richiesta dal mercato del lavoro. Le ultima iniziative sono un corso di laurea triennale professionalizzante in Costruzioni e Gestione Ambientale e Territoriale, che ha tutte le caratteristiche richieste dal ministero dell’Università e della Ricerca, nei più recenti indirizzi in materia di formazione post diploma per accelerare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, ma anche il corso magistrale in industrial design, il corso di Automation Engineering con i nuovi curricula orientati alla robotica e ai sistemi cyber-fisici, i curricula industria 4.0 dei corsi di laurea magistrali in meccanica e gestionale. Tutti temi sui quali uniamo una formazione all’avanguardia, con attività di ricerca di grande impatto. Il nostro unico obiettivo è dare prospettive concrete ai giovani che scelgono il Politecnico e credo che sia questa l’unica strada da seguire, per l’università pubblica nel terzo millennio».  
Il Politecnico di Bari è tra i pochi poli universitari del Mezzogiorno che brilla per credibilità e importanza del titolo i laurea: a cosa è dovuto ciò? «Un aspetto, ritengo, sia quello che le ho appena descritto. Un altro, che è strettamente connesso al primo, è rappresentato dalla qualità della nostra ricerca scientifica e dalla capacità di trasformarla in innovazione tecnologica, che è fondamentale per la competitività delle imprese. Questo significa che, oltre ai due obiettivi fondamentali di una istituzione accademica, ossia la didattica e la ricerca, riusciamo a realizzare bene anche la cosiddetta terza missione, che oggi è fondamentale, ovvero contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico della società. Il Politecnico di Bari fonda la sua credibilità su tutto questo, nei confronti degli studenti e delle loro famiglie, del mondo produttivo, delle istituzioni e della politica. È necessario rafforzare un ecosistema dell’innovazione a cui partecipino università, imprese, istituzioni enti di ricerca».  
Cosa dicono le statistiche delle iscrizioni e delle immatricolazioni del primo anno? Siete in crescita? Riuscite ad attrarre studenti da altre Regioni? «Dopo la crescita del 17% delle immatricolazioni dello scorso anno, quest’anno abbiamo registrato un ulteriore aumento del 10% per le immatricolazioni alle lauree di primo livello, mentre non sono ancora chiuse quelle per le magistrali. Certamente riusciamo ad attrarre studenti da altre regioni e, soprattutto, sono in grande crescita le domande di immatricolazione di studenti stranieri. I numeri delle immatricolazioni, però, non devono ingannare, perché siamo ormai alla saturazione della maggior parte dei corsi di laurea, che sono tutti a numero programmato, definito sulla base dei docenti disponibili, in accordo con i regolamenti ministeriali. Senza nuove risorse, non potremo crescere ulteriormente e, paradossalmente, questo avverrà proprio nelle aree a maggiore domanda».   Avete avviato o pensate di avviare progetti di collaborazione con atenei esteri, come già accade tra il Politecnico di Milano e i cinesi?
«Proprio nei giorni scorsi abbiamo accolto il primo gruppo di studenti cinesi, provenienti dalle migliori università della Cina, nell’ambito di un progetto di reci- proco scambio di studenti e docenti con il quale abbiamo ampliato le possibilità già offerte dal programma Erasmus ed Erasmus Plus, all’interno e oltre i confini dell’Unione Europea. In Cina, poi, abbia- mo avviato due importanti progetti, per la realizzazione di un campus tecnologico e di un dottorato congiunto. Ma non c’è solo la Cina, ovviamente. Lavoriamo con moltissime istituzioni internazionali, sia con scambi di docenti e ricercatori, sia con le lauree a doppio titolo, i cosiddetti “double degree”, sia ancora cercando di importare modelli di successo, come avviene con il Technion Institute of Technology, di Haifa, per quanto riguarda il trasferimento tecnologico e le startup».  
Ci fornisce qualche dato relativo alla collaborazione con le aziende locali? Quante e quali sono, quanti laureati hanno assunto… «Abbiamo collaborazioni con piccole e medie imprese locali, grandi industrie e anche multinazionali di vari settori. Nell’ultimo triennio abbiamo raccolto circa 12 milioni di euro dai vari accordi di collaborazione con le imprese tra le quali cito, ad esempio, realtà come Bosch, Getrag, General Electric Avio Aero, Telecom Italia, Exprivia, Enea, Nuovo Pignone, Ansaldo, Mermec, Fincons, Thorlabs, Arol, Casillo e tantissime altre. Dall’informatica alla meccatronica, dalla lavorazione del grano alla sensoristica di precisione, ci sono la maggior parte delle aziende presenti sul territorio. Altre, che non hanno stabilimenti in Puglia, sono venute qui proprio perché c’è il Politecnico, com’è accaduto con Arol, un’azienda piemontese specializzata in sistemi di chiusura, capsule e packaging o Thorlabs, una multinazionale con cui abbiamo istituito un laboratorio pubblico-privato. Il modello che preferiamo, e che stiamo incentivando, è proprio quello dei laboratori pubblico-privato, ospitati all’interno delle stretture del PoliBa e nei quali lavorano, fianco a fianco, nostri ricercatori e personale delle imprese, su progetti di comune interesse, giungendo fino alla prototipazione, e talvolta alla produzione, con mutuo beneficio per entrambi i partner. Soprattutto, il beneficio è per i giovani che hanno l’opportunità di misurarsi, già durante gli studi o immediatamente dopo la laurea, con problematiche industriali ed essere assunti, molto spesso, direttamente dalle aziende. Quest’anno abbiamo 30 accordi di ricerca e trasferimento tecnologico con aziende ed enti; 12 brevetti, nazionali e internazionali; 15 borse di dottorato di ricerca industriale oltre a quelle già normalmente finanziate in dottorati standard. Nel solo 2017, il nostro ufficio Placement, che quest’anno ha anche erogato la prima soft skills academy, sulle competenze emotive, ha attivato 44 accordi di tirocini in tutte le regione italiane, 28 dei quali in Puglia».   Spin-off di cui è particolarmente fiero? «Ce ne sono diversi, ma preferisco non citarne nessuno, per par condicio. Mi limito a dire che cominciano ad esserci realtà che hanno stabilità e prodotti, assumono e producono innovazione per il nostro territorio.   Si arriverà alla costituzione di un Poli- tecnico della Puglia con Unisalento? «Lo spero, anzi è un’idea affascinante che vorremmo concretizzare presto. Le dimensioni, insieme alla qualità, sono un elemento importante per lo sviluppo di tutto il territorio e il Politecnico di Bari ha le carte in regola per proporsi come motore di un progetto più ampio. Con l’Università del Salento c’è collaborazione in molti settori scientifici e nella didattica e sono molto fiducioso che si possa interloquire con tutti i soggetti interessati ad una strategia di sinergia, che metta a sistema le eccellenze di Puglia. Oggi più che mai è necessario mettere a sistema le forze e le eccellenze. Piccolo, nel mondo delle grandi aggregazioni e della “big science”, e pur con tutti i nostri successi, non è più bello».