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Cover-Story Sergio Fontana

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Il presidente di Confindustria Bari lancia un’idea che potrebbe far compiere alla Puglia un ulteriore salto di qualità

LA PUGLIA È DIVENUTA attrattiva come territorio, ora lo sia anche per i cervelli: serve un investimento sul “capitale umano”. È questo il progetto che il presidente di Confin- diustria Bari Sergio Fontana, fondatore di Farmalabor, una delle più interessanti aziende del settore farmaceutico in Italia, ha presentato alla Re- gione e lancia dalle pagine di Amazing Puglia.

Presidente, che 2020 si attende?
«Vedo luci e ombre perché veniamo da 12 anni di crisi. Una crisi che dura ormai dal 2008 ad oggi e dalla quale sarà difficile uscire con la guerra dei dazi, la Brexit ed ora il coronavirus, che rappresenta un problema enorme sia per l‘import che per l‘export che per il settore turistico e i consumi interni».

È già di crisi nera.
«E l’effetto peggiore del coronavirus sull’economia non è ancor arrivato, perché ci sono tutta una serie di prodotti intermedi per alcuni settori penso ai computer, all’automotive, alla farmaceutica, su cui il bloc- co deve ancora arrivare. Sono molto preoccupato».

Anche per come vanno le cose in casa nostra?
«Al Sud resta la storica carenza delle infrastrutture. Su porti e aeroporti le cose funzionano e arrivano risultati molto positivi, invece mi lamento moltissimo per i trasporti ferroviari. Eppure c’è chi ha gioito perché un commissario ha finalmente detto che l’alta capacità Bari-Napoli sarà finita nel 2028. Capisce? Nel 2028! Quando i lavori sono iniziati nel 2004. Non tengono conto del fatto che il mondo va così veloce che 24 anni dopo sarà completamente diverso. Aggiungiamoci che sulla linea adriatica non c’è alta velocità, quindi non vedo proprio di cosa gioire».

Cosa chiedete alla politica?
«Alla politica chiediamo infrastrutture, non aiuti a pioggia né finanziamenti. Chiediamo la possibilità di poter competere. Vorremmo le stesse carte di un concorrente che sta a Brescia o a Bologna. E poi chiedo alla politica italiana di avere una politica europea. La tassazione per esempio non può variare a seconda dei paesi. Non possiamo avere in Italia una tassa sulla plastica che non esiste negli altri paesi europei, perché così azzoppiamo le aziende italiane del settore, che saranno meno competitive rispetto alla loro concorrenza».

I famosi Stati Uniti d’Europa…
«Esatto, siamo il mercato più grande. Il primo a parlarne fu Carlo Cattaneo. È vero, siamo diversi, ma ci sono tante cose che ci uniscono. E allora ci sia una politica estera comune degli Stati Uniti d’Europa. E anche una tassazione omologata».

Immagino che anche le aziende dovranno cambiare in qualcosa.
«Una rivoluzione è già avvenuta. Il tessuto imprenditoriale che è sopravvissuto a oltre 10 dieci anni di crisi oggi è finanziariamente più solido che in passato. La recessione ha infatti operato una feroce selezione naturale da cui sono emerse solo le realtà imprenditoriali più robuste e competitive. Ciò nonostante, le nostre imprese continuano tuttavia ad essere sottocapitalizzate e sottodimensionate. Abbiamo poche aziende quotate in borsa e troppe che hanno ancora una visione che non va oltre la famiglia».

Stiamo parlando di un cambio di mentalità. Difficile che avvenga in pochi anni.
«Ma è necessario. Siamo vissuti in un periodo in cui piccolo era bello, ma oggi non è più cosi: oggi l‘azienda è quasi condannata a crescere e competere sui mercati internazionali, altrimenti avrà grossi problemi. Qualcuno ha parlato di decrescita felice, io invece penso sia necessaria una crescita felicissima. Poi puoi restare piccolo, per carità, ma rischi di essere una barchetta in mezzo alle onde. Come diceva un grande presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, “servono imprese ricche e famiglie di imprenditori povere”, nel senso che bisogna usare i capitali per rafforzare le aziende, non i loro proprietari».

Finora abbiamo parlato di pro- blemi, riusciamo a lanciare un messaggio di ottimismo?
«Credo che sia tutto racchiuso nelle parole “capitale umano”. Abbiamo una forza enorme ed è proprio il capitale umano. Capitale significa soldi. E noi li abbiamo perché possediamo un ottimo materiale umano e delle ottime università, sia pubbliche che private: il Politecnico di Bari così come l’Università del capoluogo, le Università private, UniLecce e UniFoggia formano ottime persone. Ora però dobbiamo fare un ulteriore passo avanti…»

Cioè?
«Grazie alla politica, all’Apulia Film Commission, a Puglia Promozione abbiamo riscoperto il sole, il mare, la taranta. Venti anni fa per spiegare dove si trovasse la Puglia dovevo dire che stavo a due ore di Napoli. Oggi non è più così. Ora però dobbiamo diventare attrattivi anche nella formazione del capitale umano, convincendo i giovani di altre regioni o paesi a venire a studiare qui da noi».

Non sembra una cosa di facile attuazione.
«Serve la politica. Abbiamo bisogno di due cose: assunzioni a tempo indeterminato con sgravio sui contributi previdenziali. E poi la Regione dovrebbe dare voucher per asili nido e lo sgravio degli interessi sull’acquisto di case. L’ho chiamato “titolo terzo”. Una misura che porterebbe qui nuovi cervelli, farebbe girare l’economia, perché un dipendente precario non accede a mutui e resta sempre alla ricerca di un posto di lavoro migliore. E infine faremmo uscire dal nero chi ancora affitta senza contratti di locazione».

Mi sembra un’idea ottima. L’avete già proposta alla Regione?
«Intanto mi faccia dire che comunque dobbiamo risolvere anche il problema dei comuni chiusi per mafia, perché non si può essere attrattivi solo in alcune parti del territorio. L’idea è stata proposta alla regione nelle scorse settimane e abbiamo riscontrato un certo interesse. Ci sono già stati ulteriori contatti con la struttura dirigenziale per capire come procedere. Certo, l’emergenza Corona-virus e poi il momento elettorale freneranno tutto. Ma restiamo fiduciosi sul fatto che tutte le forze politiche possano condividere questo progetto. Vogliamo politiche per i cervelli, non per i giovani o solo per i giovani, e non solo per gli italiani. Dobbiamo capire una volta per tutte che non siamo a Sud dell’Europa ma al centro del Mediterraneo. E forse anche del mondo».

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