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Il Magazine per chi è Orgoglioso di essere, o sentirsi, Pugliese

Con Caradonna Art Movers l’arte viaggia in mani sicure

Quello di Caradonna è ormai un nome storico nel panorama industriale barese. L’azienda nata nel 1969 per opera di Giuseppe Caradonna, già direttore di filiali di altre aziende del settore, iniziò a muovere i primi passi nel ramo della logistica, della spedizione di merci generiche e dei traslochi, rivolgendosi fin da subito ad una fascia di utenza medio-alta. Quando nella metà degli anni ‘80 comparvero sul mercato le prime autoscale, Caradonna si adegua alle Caradonna si adegua alle novità imposte dai tempi e inizia a specializzarsi nel trasporto degli oggetti preziosi e dei quadri, creando degli imballi ad hoc solo per le opere d’arte. Fu così che iniziarono ad arrivare le prime richieste delle Soprintendenze. L’impresa nel frattempo è divenuta leader nel Sud Italia per il trasporto delle opere d’arte, «un business che non conosce crisi e su cui intendiamo puntare sempre di più», dice Teresa Caradonna, figlia di Giuseppe, che con i fratelli Claudio e Nicola ha preso in mano le redini dell’azienda, anche se il papà, che oggi ha 87 anni, non salta un giorno d’ufficio ed è molto attivo sui social.

Cos’ha di diverso questo settore, rispetto a quello dei traslochi e delle spedizioni in generale?
«Qui la logistica richiede sopralluoghi per visionare le opere e il loro posizionamento, per rilevarne le criticità. I luoghi di accesso non sono sempre facili, bisogna studiare la tipologia di imballo più adatto, espletare pratiche di Belle Arti e doganali. Inoltre bisogna lavorare fianco a fianco con il prestatore dell’opera o con il curatore della mostra o con la Soprintendenza, affinché tutto fili liscio. Diciamo che non è un lavoro che puoi affidare in tutto e per tutto ad un dipendente, ma richiede spesso la presenza dell’imprenditore».

Che difficoltà incontrate?
Abbiamo difficoltà a trovare persone con competenza e professionalità. Ed è per questo che ci stiamo organizzando per erogare formazione. Ci siamo chiesti: se c’ė la domanda di queste figure professionali, perché la Regione non interviene? In fondo quella dell’art-handler, l’operaio specializzato nella movimentazione delle opere d’arte, è una figura già riconosciuta nel mondo. E devo dire che in Regione hanno colto l’opportunità e probabilmente nelle prossime settimane potrebbe partire una iniziativa importante».

Il prossimo obiettivo?
«Mi piacerebbe poter realizzare a breve un sogno che ho nel cassetto: un hub dell’arte in azienda, che preveda un’area di stoccaggio delle opere in totale sicurezza, all’interno di un caveau blindato con microclima, uno spazio di co-working per restauratori di opere d’arte contemporanea e libri antichi, con tutte le attrezzature necessarie, una residenza per gli artisti e degli spazi per fare formazione professionale. Spero di realizzarlo nel giro di un anno. Sarebbe davvero una innovazione. Inoltre stiamo lavorando ad un progetto per innovare i sistemi di imballo delle opere. Ma c’è un’altra importante novità….”