Il nuovo numero vi aspetta in libreria dall'1 Luglio

 


Il Magazine per chi è Orgoglioso di essere, o sentirsi, Pugliese

L’amore che torna: il 13 luglio i Negramaro a Lecce

La migliore rockband italiana fa il sold-out allo stadio di via Del Mare. E chiude il tour dei record. Arrivato dopo due mesi di crisi e un disco che da otto mesi è in testa alle classifiche.

Il 13 luglio i Negramaro tornano a casa, a Lecce, allo stadio di via Del Mare, per concludere il loro tour negli stadi (sei date, tra le quali San Siro e l’Olimpico di Roma). È il tour che accompagna il boom dell’ultimo album, “Amore che torni”, già disco di platino, uscito a novembre e da otto mesi in testa alla classifiche grazie ai singoli “Fino all’imbrunire”, “La prima volta”, “Amore che torni”. «È un disco di speranza assoluta, consapevole, mai nostalgica», dicono i componenti della band, certi che un giorno «tornerà tutta la bellezza». Ed è di bellezza, infatti, più che di amore, che parla questo disco.

Giuliano Sangiorgi non ha dubbi: «È un ritorno a noi stessi». Il perché è ormai noto: dopo 15 anni insieme, come accade in tutte le coppie, la band era andata in crisi. Per due mesi niente telefonate, niente incontri, niente chat. Giuliano se ne va a New York. Sul volo di andata parla per tutto il tempo con Fabio Volo e Roberto Saviano, “nove ore in piedi”, racconta a GQ. Andrea “Andro” Mariano l’ha spiegata così: «Dopo tanti anni insieme si creano tensioni naturali, degli attriti. Uno si tiene tutto dentro, poi c’è la parolina sbagliata, la cosa di troppo. E si rompono i fili. È stata una crisi, la prima e unica vera nostra crisi. Ma non è mai stata una separazione». Sangiorgi annuisce: «Per due mesi non ci siamo detti “finisce tutto”. Però la paura che finisse tutto ha generato una incredibile voglia di ritornare. Ecco, più che di uno scioglimento, si è trattato della paura di uno scioglimento. E devo dire che fa strano che una crisi di coppia faccia così parlare». “Amore che torni” è un disco pieno di luce e pieno di sole, proprio perché «dopo la crisi è arrivata una luce incredibile». Rientrato in Italia, una sera Giuliano va a casa di Andro e gli fa ascoltare “La prima volta”. Giuliano non sapeva che Andrea stava per diventare papà. Andrea si commuove. I Negramaro sono tornati, più forti e più uniti di prima. Anche se ormai sono finiti i tempi della vita in comune nel casale vicino Parma, “La Casaa 69”. I ragazzi sono diventati grandi. C’è chi vive a Milano (Andro, con la influencer Lavinia Biancalani), chi a Roma (Giuliano, con la scrittrice Ilaria Smacchia), c’è chi si è sposato, chi ha avuto figli.
Si cresce, si cambia, si matura. Ma di una cosa possiamo stare certi: il concerto del 13 luglio a Lecce sarà indimenticabile, perché i Negramaro erano e restano la più grande rockband italiana.

Invasioni benefiche

Leo Angelini fa il “location manager”. Sceglie i luoghi migliori per spot, film, eventi. E conosce la Puglia, e i pugliesi, a fondo.

CHI CREDE DI VEDERE la Toscana in una produzione cinematografica intitolata Toscana si sbaglia. Probabilmente vede la Puglia. Proba- bilmente Leonardo Angelini ne è l’organizzatore.
Cinquantacinque anni, nel suo ruolo di location ma- nager promuove la Puglia come set cinematografico.
Piselli. Leonardo Angelini non ha mai visto, in tutta la sua vita, così tanti piselli come nelle ultime settimane.
“Non si ha idea di quante varietà esistano”, dichiara il location manager, che sta perlustrando l’intera Puglia alla ricerca di questi bizzarri legumi per uno spot televisivo nazionale. Quelli semplici nostrani si trovano dappertutto, ma la produttrice milanese si prefigura una pianta dal colore verde chiaro con baccelli delicati e quasi trasparenti, possibilmente in un orto incantato nella terra che non c’è…

I suoi occhi grandi e scuri migrano verso il cielo, il volto di Leonardo – armonioso, magro e piacevolmente maturo – per qualche istante appare coperto soltanto dalla sua barba. Poi accenna un sorriso malizioso: «Ebbene sì, anche questa volta si troverà l’orto di piselli». E racconta: «Il luogo in cui si nasce influisce sulla nostra vita. La Valle d’Itria, la mia sola e vera patria, costituisce per me l’essenza del meridione italiano. Questo territorio, pittoresco immerso tra ulivi secolari e costruito con pietre che hanno resistito al rigore silente della storia mi ha reso ciò che sono oggi. Qui tutto ha avuto inizio: girovagare, far scorrere gli occhi, alimentare il cuore e l’anima con tutto ciò che questo ineguagliabile territorio ha da offrirti. Per me questo è sempre stato un inestimabile privilegio. Ogni giorno scopro qualcosa di nuovo, straordinario, fantastico: campi deserti, che con- sentono di vedere fino all’orizzon- te, nessuna strada, nessun palo del telefono.

Strade secolari e sentieri sterrati deserti che apparentemente condu- cono nel nulla e poi all’improvviso dischiudono un piccolo agglomerato di casolari. “Le Puglie”, così abbiamo imparato a chiamare questo territorio. Il plurale storico si riferisce alla varietà della Puglia che si estende per 400 km da nord a sud, rappresentando il mondo in formato ridotto: il Gargano e il Salento, le Murge e l’arco Ionico, la Capitanata e la Valle d’Itria; e poi tutti quei paesi con le loro spiccate personalità, le loro caratteristiche pietre chiare, i loro riti e le loro tradizioni».
Tutto questo è la Puglia, un affasci- nante insieme, un paese in sé perfetto. «Ho studiato Scienze agrarie e per incarico dell’Unione Europea ho viaggiato molto nel Meridione italiano. Una sera in un bar di Cisternino, tra un caffè e una grappa, mi ritrovo casualmente accanto ad un produttore di Milano».
Il tipo è alla ricerca di un luogo per girare uno spot pubblicitario e appare quasi disperato perché, nonostante le varie ricerche, non riesce a trovare quello di cui il cliente ha bisogno, cioè una sorta di Toscana, incontaminata e romantica dell’inizio del secolo scorso. Lo spot prevede la storia di una classica famiglia contadina italiana. In poche parole si trattava di un orto di pomodori.

«In Toscana era quasi inverno e non cresceva quasi più nulla, per non parlare dei pomodori. Nemmeno in Puglia era più estate, ma ero certo di trovare un orto di pomodori. Il produttore mi diede carta bianca. Non passò molto tempo e avevo trovato l’orto paradisiaco e nelle vicinanze anche gli arbusti di pomodori che furono piantati in quel luogo come da copione. Il resto, cioè l’atmosfera tipica della Toscana, fu ricreata da sceneggiatori e professionisti. Il mio battesimo del fuoco si tramutò in un successo sorprendente: i committenti di Milano e il regista statunitense furono entusiasti. Rinunciai al mio impiego amministrativo, facendo della mia passione la mia professione.

Da allora è sempre alla ricerca, in qualsiasi stagione, di arbusti di pomodori, grossi e polposi; e di molto altro. «Con un certo orgoglio posso affermare di conoscere questa terra più di tanti altri. All’inizio degli anni Novanta, quando ho intrapreso la mia professione, la Puglia era al di là del confine italiano pressappoco sconosciuta. Appariva modesta e poco allettante soprattutto in questo settore. Sulla cartina geografica della filmografia italiana, per non parlare del cinema internazionale, il tacco dello stivale era quasi inesistente. Quando si trattava del sud, allora lo scenario si svolgeva a Napoli oppure in Sicilia. Qualche volta si vedeva una carrellata nella città dei trulli di Alberobello; anche le città di Bari, Trani, Otranto venivano di tanto in tanto citate, ma per vere produzioni cinematografiche come il recente film di Ferzan Ӧzpetek Mine vaganti, questo terri- torio a Sud-Est dell’Italia per lungo tempo non appariva abbastanza attraente. Contemporaneamente a me, giovani registi, quali Sergio Rubini, Edoardo Winspeare e Alessandro Piva, iniziarono la loro ricerca di località pugliesi dove poter girare e scoprirono a poco a poco il vero potenziale della regione che ha dato i natali a grandi personalità come Rodolfo Valentino».

La star del cinema muto era originario di Castellaneta, nella provincia di Taranto. Si parlava allora della Puglia come di un luogo incontaminato e autentico in Italia dove poter ambientare i più incredibili set cinematografici.

«Fu questa la mia grande occasione; mi sentivo come un cercatore d’oro. Il mare, gli ulivi, le vecchie masserie sono cose che vedono tutti. Tra questi io percepisco e individuo i gioielli: una masseria abbandonata in mezzo a campi pietrosi selvaggi; una spiaggia salentina che non ha nulla da invidiare alle isole Seychelles; una Toscana molto distante dalle Crete Senesi; una Grecia molto lontana dalle Cicladi, un Sidi Bou Said fuori dalla Tunisia e un alloggio sudtirolese distante dalle Dolomiti. E poi ci sono le emozioni che fanno parte dell’impresa, poiché il più bel luogo non è niente senza un marketing adeguato. Ho imparato ad immedesimarmi nei miei clienti, a leggere tra le righe ciò di cui nel caso specifico sono alla ricerca. Poi li sorprendo con un reperto, un luogo, un volto, un fenomeno introvabile altrove e che supera qualsiasi aspettativa».

«PIÙ EVENTI, E UNA MIGLIORE OFFERTA DEI VOLI PER CONTINUARE A CRESCERE»

PARLA MARINA LALLI, VICEPRESIDENTE NAZIONALE DI FEDERTURISMO

Marina Lalli è la proprietaria delle Terme e del Grand Hotel Terme di Margherita di Savoia, ed è anche componente del consiglio nazionale di Federterme e di Federturismo (dove ricopre anche l’incarico di vicepresidente). Lo stabilimento termale fu rilevato dalla sua famiglia negli anni ’80 e successi- vamente sottoposto a lavori di ristrutturazione che hanno interessato tanto l’hotel quanto le terme.
Negli anni la qualità del servizio offerto ai clienti è sempre cresciuta e sono stati aggiunti nuovi servizi, gli ultimi dei quali sono la piscina termale ed il percorso Kneipp (per cui il centro benessere da quest’anno sarà esteso su due piani e non più su uno). La Lalli è insomma la persona più adatta per continuare il nostro focus sul turismo in Puglia, avviato sul precedente numero con l’intervento di Giuseppe Pagliara, rappresentante del Nicolaus Tour, uno dei principali tour operator italiani.

Com’è cambiato il turismo in Puglia, dal suo particolare punto di vista?

«Negli anni ‘80 si vedevano quasi esclusivamente turisti pugliesi di ritorno, cioè gli emigrati al Nord Italia o all’estero. Oggi invece vediamo tanti stranieri, non solo i tedeschi legati a Federico II, ma anche tanti altri turisti di altre nazionalità. E ci sono anche i turisti termali veri. Per lo più si tratta di tedeschi, austriaci, francesi e inglesi, paesi in cui la cultura termale è molto diffusa. In quest’ultimo periodo sono in aumento anche le pre- senze dei popoli dell’est, arrivano molti russi e per fortuna lo spettro dei clienti si amplia».

Malgrado ciò la vostra struttura non resta aperta tutto l’anno.

«Le terme sono aperte da aprile a novembre. L’hotel fino a ottobre. È ovvio che se non ci sono clienti è antieconomi- co tenere la struttura aperta».

Uomini e cani, una lunga storia d’amore “in un click”.

In tono scherzoso ma in parte con intenzioni serie l’autore di queste foto, Patrizia Aversa vuole provare a racchiudere “In Un Click” una relazione che dura da 15mila anni, fatta di fedeltà e amore incondizionato: quella tra uomo e cane, il miglior amico dell’uomo. La mostra, una piccola selezione di ritratti e backstage, vuole essere un modo per celebrare questa amicizia secolare. Negli scatti si coglie l’energia positiva di cui il cane simbolo della fedeltà, della dedizione e dell’amore, è portatore. L’approccio fotografico dell’autore vuole provare quindi a mettere in mostra la forte relazione del binomio uomo-cane attraverso i loro ritratti. Infatti oggi, nella società moderna più che mai, il cane è per molti la famiglia, con cui condividere momenti difficili e belli, momenti fatti di strada, lunghe passeggiate, monologhi, lacrime ma anche tanti e tanti sorrisi.

Gli scatti sono stati realizzati grazie alla disponibilità di moltissimi a farsi riprendere per cogliere quel momento unico, congelato “In Un Click”, che solo grazie ai loro cani si è potuto realizzare spesso, tra il serio ed il faceto.

I Bianco congelano la crisi

Soave e Soavegel sono cresciute negli anni della recessione, anche grazie all’accorta politica finanziaria. «Non è un caso che il primo utile sia stato distribuito solo con l’ultimo bilancio»

Dta, eccellenza pugliese tra aeronautica e aerospazio

LA SIGLA DTA, ACRONIMO DI Distretto tecnologico aerospaziale pugliese, è ignota al grande pubblico e a tanti politici e amministratori pubblici. Eppure grazie al Dta sono state realizzate iniziative di successo nel campo della ricerca industriale applicata e dell’inno- vazione di prodotto sviluppate in Puglia a partire dal 2009. Iniziative di successo nate grazie all’intuizione di Giuseppe Acierno che del Dta è stato presidente sin dalla costituzione e che ha lavorato senza apparire, tessendo giorno dopo giorno relazioni e convincendo il siste- ma scientifico e i grandi player indu- striali italiani del settore aerospaziale e aeronautico, alcuni dei quali da tempo erano impegnati in Puglia, che si doveva intraprendere il percorso della ricerca industriale applicata per porre qui in Puglia le basi di nuove attività capaci di offrire opportunità di lavoro a tanti gio- vani ingegneri e tecnici laureati attratti dallo spazio.

PUGLIA 2.0 MODELLO DUBAI O MINORCA

L’amministratore delegato di Nicolaus Tour, il principale tour operator pugliese e uno dei più importanti in Italia, detta le linee guida: più posti letto di alta qualità, un maggior numero di attrazioni per il turista, meno burocrazia e tempi certi per gli investitori.

Le Influencer senza volto

Simona Carlucci, ostunese, e Annacarla Dall’Avo, aretina, sono due fashion-blogger che, nel mondo dell’apparenza e dell’immagine, hanno deciso di non apparire. Su Instagram hanno già 64.000 followers. E si sono lanciate in una nuova avventura: i bracciali e l’anello One.

Il Revival delle Masserie

Guardandole, si capisce la trasformazione della Puglia negli ultimi decenni: da strutture produttive a residenze turistiche. Ideali per i matrimoni dell’upper class globale e le vacanze naturalistiche all’insegna del relax. Ma dietro l’angolo restano due problemi irrisolti. I pannelli solari e il caporalato…