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CALDERONI E KYME, GLI OCCHIALI VINTAGE DIVENTANO POP

In soli quattro anni il brand creato dall’ottico di Altamura ha invaso mezzo mondo. E cantanti, blogger e attrici fanno a gara ad indossare i suoi oggetti di design

Cosa hanno in comune Usher (cantante, ballerino e attore statunitense), le fashion blogger Daria Shapovalova e Helena Bordon, Emma Marrone e Chiara Ferragni, la modella brasiliana Martha Graeff e l’indossatrice giaponese Yoshiko Tomioka, Giusy Ferreri e Maria De Filippi, Paola Turci e Gue Pequeno, Nina Zilli e Alessia Marcuzzi? Un paio di occhiali. Per di più “made in Puglia”. Gli occhiali Kyme, azienda che ha sede ad Altamura. A fondarla è stato un ottico, Antonello Calderoni, che prima che imprenditore si definisce “un uomo irrequieto”. Il nome dell’azienda deriva dal greco Kyma, onda, e vuole indicare quel flusso continuo di energia che ha iniziato a muovere i primi passi soltanto nel 2013. «Kyme è nata da un’ispirazione, da un impulso creativo e da una passione», racconta Calderoni. Alla base del cui successo c’è sicuramente l’attenzione per la bellezza ed il design, certamente influenzata dall’aver studiato a Firenze. La continua ossessione per il “bello” ha spinto l’ottico altamurano ad iniziare a disegnare occhiali di design, con uno stile immediatamente riconoscibile, vintage e moderno allo stesso tempo. Un pro- dotto che facesse esclamare “wow!” già al primo sguardo e scatenasse la voglia di farlo proprio. Per arrivare a questo risultato è stata indispensabile una bella squadra di collaboratori. «Ho scelto uomini e donne attenti alle tendenze ma fuori dagli schemi, sensibili e vivaci. Sono loro il cuore dell’azienda, un motore per l’innovazione costante».

 

La crescita di Kyme è stata esplosiva nel primo anno, il 2014, e si è mantenuta a due cifre pure nel biennio successivo. Anche nel 2017 la crescita è importante, ma quel che più colpisce è l’incredibile internazionalizzazione del gruppo: la fetta di mercato estero sul fatturato totale è passata da un quasi inconsistente (ma comprensibile) 7% del primo anno al 53% del 2016. Numeri impressionanti, che hanno stimo- lato Calderoni ed il suo staff a curare sempre meglio ogni piccolo particolare dei loro prodotti e ogni settore aziendale, affinché si passasse dall’alta qualità all’eccellenza. «Siamo già presenti in Brasile, Francia, Spagna, Stati Uniti e Israele, ma stiamo vivendo un’ulteriore espansione in nazioni chiave come la Russia, l’America Latina, il Regno Unito, la Cina, Ma- rocco, Norvegia e Portogallo». Per chi fino a pochi anni fa aveva come orizzonte le Murge e i due negozi di ottica ad Altamura, ci sembra un risultato eccezionale. Ma Calderoni ci tiene a mettere in risalto un altro particolare: «I nostri occhiali sono interamente “Made in Italy”. Dalla cellulosa da acetato di Mazucchelli, un leader nel campo, ai metalli, alle lenti in CR39, policarbonato o nylon fino al rivestimento in pelle, ogni dettaglio dei nostri prodotti è prodotto in Italia, e questo è garanzia di qualità e resistenza».