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BASE PROTECTION – Scarpe che cambiano il mondo

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base protection cover

L’innovazione è alla base del successo di Base Protection. Ma la Dg Daniela Stolfi non si accontenta dei buoni fatturati: «Non voglio solo vendere, ma proporre e produrre cose utili per lavorare meglio e dunque vivere meglio»

«Quello che i nostri clienti ci dicono è che siamo riusciti, grazie all’innovazione, a migliorare la vita di chi lavora. Grazie ai brevetti tecnici riusciamo a fare in modo che il lavoro sia svolto in maniera sicura e con un comfort di alto livello derivante dal design. Grazie alla ricerca possiamo lavorare più comodi, più concentrati e dunque più sicuri». In ogni frase di Daniela Stolfi, dal 2021 direttrice generale di Base Protection, azienda barlettana che produce scarpe da lavoro, c’è sempre un rimando a ciò che accade nel mondo reale grazie all’impegno della sua impresa. Che ha 200 modelli in catalogo, due siti di produzione, uno a Barletta e l’altro a Durazzo, 270 collaboratori e un fatturato 2025 che dovrebbe chiudersi a circa 60 milioni di euro.

«Ogni giorno ci chiediamo come possiamo fare in maniera innovativa ciò che già facciamo, e quando parliamo di comfort non lo facciamo solo in ferimento alla calzatura ma anche a tutti coloro che lavorano con noi», dice la donna è entrata in Base come responsabile marketing, poi è divenuta direttrice commerciale, per un certo periodo ha ricoperto entrambi i ruoli, fino ad diventare direttrice generale.

Intorno a lei un piccolo esercito di ingegneri, designer, chimici, responsabili dei materiali, tecnici modellisti e tecniche orlatrici. Grazie al loro impegno da qui escono scarpe estremamente flessibili e adatte per ogni tipologia di lavoratore, scarpe “waterproof” resistenti all’acqua, leggere e non costosissime.

Nata nel 2007, Base è oggi tra i primi dieci produttori (solo) di calzature a livello europeo. E l’innovazione è stata l’arma vincente per riuscire a crescere ed avanzare nel corso degli anni, fino a diventare competitor di nomi storici come U-power, Cofra, Atlas.

L’altro punto di forza, lo spiega la stessa Stolfi: «Il lavoro di squadra, le persone intese come un team che lavora insieme. Abbiamo costituito diversi comitati interni: comitato prodotto, comitato qualità, comitato del middle management (con i responsabili dei vari reparti). Abbiamo un consulente coach, facciamo formazione continua di tipo tecnico ma anche in ambito soft skills, perché per poter lavorare di gruppo uno deve imparare a dialogare col gruppo. Insomma, in Base c’è sempre un gruppo a supporto delle decisioni e delle analisi».

E poi c’è l’attenzione al benessere dei dipendenti: «Consentiamo lo smart working per tutti e le collaboratrici in maternità dal settimo mese possono richiedere lo smart working totale. Perché la maternità non deve essere vista come una malattia ma come una cosa bella. Abbiamo inoltre un pacchetto aperto di welfare, che include buoni pasto, buoni Amazon, buoni benzina, libri scolastici, vacanze, pagamento delle tasse universitarie, assicurazione sulle spese mediche… ognuno è libero di scegliere di cosa avvalersi». Aggiungeteci la frutta fresca a disposizione in tutti i reparti, le colonnine per la ricarica delle auto elettriche, il car pooling per arrivare in azienda senza usare la propria auto.

«Ogni anno, da tre anni, per creare cultura dell’ambiente, abbiamo lanciato “We Are Eco”, perché non ci basta fare un prodotto green ma vogliamo lanciare iniziative che premiamo i dipendenti che hanno idee innovative». Al primo anno ha vinto una ragazza che aveva proposto di utilizzare tutti gli scarti di lavorazione per dare loro una seconda vita creando accessori moda (borse, portachiavi, portacomputer, puff). Il secondo anno è stato premiato l’addetto alla comunicazione, che ha creato un sistema di newsletter a fumetti ironici per sensibilizzare i colleghi a spegnere la ciabatta elettrica quando vanno via, a fare la differenziata, utilizzare carta riciclata. Il terzo anno una ragazza ha proposto di utilizzare l’app JoJob, con cui le persone che devono andare in azienda si organizzano per utilizzare una sola auto. «Così si riduce l’impatto di CO2, si risparmia denaro per il carburante, e in più premiamo i primi 10 che superano un tot di chilometri l’anno».

Il futuro? Verde e ambizioso: «L’obiettivo è quello di continuare a crescere. Nei prossimi cinque anni vogliamo arrivare tra i primi cinque produttori di scarpe da lavoro. Il mio sogno, invece – conclude Daniela Stolfi – è avere ogni anno una innovazione disruptive. Non voglio solo vendere, ma proporre e produrre cose utili per lavorare meglio e dunque vivere meglio. Questo di sicuro porterà ad una crescita per noi e per tutti».

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