Nell’azienda barese le persone vengono prima die processi. Lo smart working è arrivato prima del Covid. E c’è anche l’happynes manager. «Perché solo team felici possono creare software straordinari»
WORDS FABIO MOLLICA
«Potevamo andare all’estero e lavorare per qualche grande azienda, oppure restare in Italia o in Puglia ed essere trattati come numeri e non come persone. Abbiamo scelto una terza via: creare un’azienda in cui nessuno sarà mai trattato come numero. E in cui noi stessi avremmo voluto lavorare». I creatori di ApuliaSoft hanno sempre avuto le idee chiare e un obiettivo nel mirino.
Giuseppe Santoro (di Altamura), Francesco Pavone (di Gioia del Colle) e Nicola Sanitate (Noicattaro) sono oggi tutti e tre under 40. Si sono laureati insieme in Informatica ad inizio 2012, ma già nell’ultimo anno di Università pensavamo a cosa fare dopo la fine degli studi.
«Avevamo sul tavolo una quantità di richiesta di assunzioni incredibile, soprattutto da multinazionali System integrator. Ma alcuni amici che lavoravano per loro ci avevano raccontato come erano quelle realtà, noi volevamo qualcosa di diverso che avevamo visto in altre aziende straniere, come Clevertek o Toughtworks. Imprese che trattavano le persone come se fossero persone, tanto i loro slogan erano frasi del tipo “le persone vengono prima dei processi”, “le relazioni vengono prima dei contratti”.
Così i tre partecipano a Principi Attivi con un’idea di un software per le scuole che avrebbero regalato open source, per poi vendere i servizi associati al software. Si trattava di un registro elettronico, che peraltro era divenuto obbligatorio. Dopo un anno però ancora zero clienti: «Eravamo troppo deboli dal punto di vista commerciale».
Il progetto però servì a farsi conoscere sul territorio, e qualche azienda di software iniziò a chiedere supporto ai tre giovani. «Abbiamo fatto i consulenti e la cosa è andata così bene che nel 2015 abbiamo deciso di fondare una Srl e di darci un piano di crescita. Abbiamo iniziato ad assumere le prime persone, nel 2017 ci rendemmo conto che per mantenere il clima di felicità e serenità che rincorrevamo e abbiamo sempre messo davanti al profitto, dovevamo assumere un happynes manager. Selezionammo Nunzio Gianfelice, barese, che ancora oggi è in azienda ed è stato indicato tra i migliori happynes manager in Italia».
Il compito di Gianfelice è quello di monitorare i livelli di felicità delle persone e fare intraprendere delle azioni per tenerlo alto. «Abbiamo sempre creduto che “solo team felici possono creare software straordinari”».
Due anni fa un cliente veneto disse ai founders di Apuliasoft: «Fate tutte queste belle cose, ma perché non le raccontate?». Li segnalò a Great Place to Work e al primo anno di partecipazione sono finiti al primo posto tra le aziende più felici per la Gen Z, per poi restare stabilmente nella top ten. In Apuliasoft si tengono quattro team building all’anno, lo smart working esiste da prima del Covid, è stato istituito il permesso rosa per le donne che ne hanno bisogno.
Nel corso dei primi 10 anni di vita dell’azienda (festeggiati a novembre) sono cambiati anche i clienti: «Per molti anni abbiamo lavorato con aziende del Nord Italia, soprattutto Lombardia, Veneto e Piemonte. Negli ultimi anni c’è stato un riavvicinamento alla Puglia e lavoriamo con le più importanti aziende pugliesi, che sviluppano prodotti software oppure si occupano di logistica, industria, fashion, farmaceutica, che hanno esigenza di software per migliorare i loro processi aziendali». Qualcuno aveva proposto di cambiare nome perché ci vedeva un limite, ma su quello Santoro, Sanitate e Pavone non transigono: «Siamo rimasti fedeli all’idea iniziale, perché pensavamo che il brand Puglia ci avrebbe aiutato. Ed è quello che è accaduto».
L’Head Quarter è a Bari, nella Fiera del Levante, ma iniziare ad essere piccolo, perché i collaboratori sono divenuti una cinquantina e sono destinati ad aumentare. Come il fatturato, che nel 2024 è stato di due milioni di euro ma entro il 2027, secondo il piano industriale, salirà a 7 milioni, con una crescita annua del 40-50%.
Il sogno dei tre (ex) giovani è quello di riuscire a crescere mantenendo «la cultura aziendale che abbiamo avuto fin dalla nostra nascita. E poi avere dei prodotti nostri: affiancare alla produzione software un’altra business unit che si occupi di software proprietari».
In Apulia Soft il capitalismo è generativo: qui il profitto non è lo scopo finale ma uno degli obiettivi dell’azienda.











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